Hai voluto la bici? e adesso pedala!
3 Gennaio 2008 di ghizzo
La bicicletta è stata una delle prime conquiste della vita di ognuno di noi.
Pensate a quando da piccoli abbiamo ricevuto il primo triciclo, scavate nella memoria alla ricerca di quelle emozioni primordiali: dapprima abbiamo gattonato, poi con l’aiuto di un mobile di casa abbiamo faticosamente raggiunto la posizione di uomo eretto. Erano pochi i mesi passati da quando eravamo arrivati al mondo, ma già era forte in noi il desiderio di andare, di esplorare. Poi arrivò quell’aiuto inaspettato, un triciclo, che ci permetteva di fare molta più strada con meno fatica. A un certo punto dal triciclo eravamo passati alla prima bicicletta: certo c’erano delle rotelle che ci aiutavano a mantenere l’equilibrio, le due ruote erano ancora troppo per le nostre capacità. Ma arrivò anche il giorno in cui togliemmo anche quell’aiuto e finalmente scoprimmo il meraviglioso mondo della bicicletta. Non so voi, ma quel giorno, quel primo piccolo successo conquistato nella mia vita, ancora me lo ricordo come fosse ieri, l’alone del tempo non è riuscito a offuscarlo. Chissà come mai alcune cose ce le ricordiamo così bene e altre sono solo ombre confuse della memoria?
Col senno di poi potrei dire che anche quello era un segno del grande amore che avrei avuto per la bicicletta.
E’ sempre stata una compagna silenziosa della mia vita, mi è sempre piaciuto pedalare. Poi l’incontro con il Ciclosofo mi ha aiutato a definire meglio questa mia grande passione. Con lui ho percorso praticamente tutte le strade del Lodigiano, ma ancora non siamo stanchi di pedalare. Perché abbiamo scoperto che attraverso la pedalata abbiamo conquistato tante cose: innanzitutto l’amicizia, perché premere sui pedali e chiacchierare con il tuo amico/compagno di strada è una delle gioie per cui vale la pena di vivere; poi abbiamo capito che quel ritmo che il nostro stesso corpo ci dettava (non si è mai schiavi della fretta, quando siamo sulla bicicletta) ci permetteva di gustare il mondo che ci circondava. Non c’era la frenesia che avevamo quando invece eravamo seduti in un automezzo. Quando si è al volante il paesaggio è solo una cosa che si coglie per frammenti. Mentre si pedala invece noi stessi siamo parte del paesaggio. Un respiro e una pedalata. Un giro di pedali e un particolare del territorio che rimane nel nostro cuore. La mente spazia, i polmoni respirano finalmente aria pura lontani dal centro cittadino che ci soffoca con le polveri sottili.
Mi sono chiesto tante volte cosa voglia dire la felicità. Durante le ciclo passeggiate arrivo a pensare che sia pedalare per la campagna alla domenica mattina in una tiepida giornata di primavera.
Ma oltre alla riscoperta della natura, del paesaggio che ci circonda, pedalare significa confrontarsi anche con noi stessi, con i nostri limiti. Aumentare costantemente il chilometraggio dei propri giri è una piccola conquista, in un mondo avaro di riconoscimenti, in una realtà quotidiana che spesso ci stringe tra stress e insoddisfazioni.
Penso che alla fine sono le piccole cose quelle che ci aiutano ad andare avanti. Non è un accontentarsi, ma porsi dei piccoli traguardi, che senza che ce ne accorgiamo ci portano lentamente alla realizzazione di noi stessi.
Non so quanto posso essere stato chiaro, non è mai facile raccontare un grande amore! Invito i ciclisti (o ciclosofi) che leggeranno queste parole a condividere le loro esperienze, le loro sensazioni da sopra il sellino; a tutti coloro che sono curiosi ma che non pedalano, un invito a provare questo mezzo di locomozione che arriva dal passato ma che sarà il futuro delle nostre città!

