La prima obiezione che mi viene mossa dagli autocostretti quando cerco di convertirli all’uso della bicicletta per i brevi spostamenti quotidiani è che, secondo loro, si respirano più inquinanti in bici che non in automobile.
Chi sostiene questa tesi tradisce una scarsa – per non dire nulla – conoscenza del fantastico mondo delle due ruote a pedali, mentre i pedalatori che leggeranno queste righe staranno già sfoderando il classico sorriso di compatimento (per gli autocostretti) misto a soddisfazione (per la propria condizione), perché lo vivono in prima persona: in bici si respira meglio, decisamente meglio che in automobile.
Sia chiaro: non è una presa di posizione sentimentale, né una credenza popolare, ma una constatazione supportata da studi e dati scientifici. Basti un riferimento: lo studio “The exposure of cyclists, car drivers and pedestrians to trafic-related air-pollutants” del 1995 ha messo in evidenza come i livelli di inquinamento a cui sono sottoposti gli automobilisti siano superiori rispetto a quelli dei ciclisti, considerando la percorrenza di un medesimo tragitto, nello stesso momento e per una durata di un’ora.
Il ciclista ha la meglio sull’automobilista, nonostante lo sforzo fisico della pedalata comporti un consumo d’aria per un volume 2,3 volte maggiore. Senza contare che l’esercizio fisico rafforza la capacità di resistenza dei polmoni del ciclista agli effetti dell’inquinamento. Basti uno sguardo alla tabella seguente (valori in microgrammi per metro cubo).
| Monossido di Carbonio | Biossido di azoto | Benzene | Toulene | Xilene | |
| Ciclista | 2.670 | 156 | 23 | 72 | 46 |
| Automobilista | 6.730 | 277 | 138 | 373 | 193 |
Ad onor del vero, sarebbe interessante verificare i livelli attuali, visto che dal 1995 ad oggi sono ormai passati più di dieci anni, il traffico è aumentato e sono state introdotte nuove normative antinquinamento (Euro2 nel 1995, Euro3 nel 1999 ed Euro4 nel 2005). Può darsi che si siano abbassati in generale i livelli di inquinanti respirati da tutti (siamo sicuri?), ma ci aspettiamo che il rapporto sia comunque ancora a favore dei ciclisti.
Senza contare che il ciclista ha dalla sua un’arma segreta, per respirare ancora meglio: cercare percorsi alternativi, lungo strade poco battute dal traffico motorizzato (isole pedonali, strade secondarie ecc.) che a volte allungano il tempo di percorrenza di pochi minuti. Ma in questo modo usciremmo dalle condizioni prese in esame dallo studio citato poco sopra e riveleremmo agli automobilisti il motivo per cui ogni tanto i ciclisti sembrano scappare dalle strade principali e infilarsi in piccole viuzze apparentemente abbandonate.
Per finire, a chi avesse ancora qualche idea preconcetta sulla bicicletta come mezzo abituale nel trasporto urbano, consigliamo la lettura del piccolo manuale “Città in bicicletta, pedalando verso l’avvenire” a cura della Commssione Europea (1999).

