Lo spunto per questo post mi è stato offerto da un lettore, cuoredicane, il quale, commentando il post precedente sulle slim city, mi ha messo al corrente di una situazione di tensione che si è venuta a creare tra lui e alcuni sostenitori dei fuoristrada (vogliamo chiamarli SUV? Confesso di non essere appassionato al genere, per cui spero di non commettere errori nell’utilizzare più o meno impropriamente l’uno o l’altro termine) che seguono il sito e i forum su www.fuoristrada.it.
In pratica, cuoredicane (che non conosco personalmente, ma ringrazio per aver lasciato una sua traccia su questo blog) ha confessato sul suo blog di nutrire un odio viscerale verso i SUV, a cui riserva uno strano trattamento:
A causa della mia rabbia metropolitana ho iniziato un nuovo comportamento antisociale di cui vado abbastanza fiero: Sputo
[...]
Per questo motivo, da qualche settimana a questa parte, ho iniziato a convogliare nello sputo la mia rabbia nei confronti delle cose più disgustose del pianeta: i SUV.
Apriti cielo. Tra le discussioni sui forum di fuoristrada.it e i commenti lasciati sul blog di cuoredicane, iniziano a volare gli insulti e in qualche caso minacce più o meno pesanti.
Mi spiace per cuoredicane, ma non riesco a far prevalere lo spirito corporativo per difendere a spada tratta il ciclista dai fuoristradisti infuriati. Non riesco a far mia la sua forma di protesta contro i SUV. Non in questi termini.
Tengo però a precisare che sono rimasto stupefatto (in negativo) per i tanti, troppi maleducati che hanno subissato di insulti e maleparole una persona a loro (credo) sconosciuta, seppur rea confessa di un comportamento a mio modo di vedere immaturo.
Ho letto i pensieri di cuoredicane e un po’ di commenti più o meno livorosi dei fuoristradisti: mi sono convinto che la risposta è stata decisamente esagerata rispetto all’offesa iniziale, nel metodo e nel numero; tutti contro uno, con un tono baldanzoso e tracotante e la voglia di fargliela pagare a randellate e/o altri sistemi indicibili: un po’ esagerato, suvvia! Davvero ci sarebbero persone pronte a fare del male fisico ad uno sconosciuto, giusto per dargli una lezione a nome di tutta una categoria colpita nell’onore? Potrei capire il singolo proprietario arrabbiato che cogliesse in flagrante cuoredicane mentre sputa contro la sua auto, ma da qui a giurare vendetta “a nome di tutti” ce ne corre. Esistono organi preposti all’osservanza e al rispetto dei diritti in Italia o ci si fa giustizia da soli?
Premesso quindi che non mi trovo a favore né dell’uno né degli altri, approfitto dello spunto per qualche mia considerazione sulla talvolta difficile convivenza tra ciclisti e automobilisti.
D’accordo, mi dichiaro in prima fila per sostenere che autoveicoli di tali dimensioni siano sproporzionati per l’utilizzo cittadino e ho già scritto cosa penso io e cosa sostengono ricerche scientifiche a proposito dei tempi di percorrenza e dell’inquinamento prodotto dai veicoli a motore (non solo dei SUV, ma tutti i veicoli che bruciano idrocarburi). Ma, caro cuoredicane, collega di pedalate, permettimi un rimbrotto: sputare non si fa. Nemmeno contro i SUV.
Non si fa innanzitutto perché possiamo essere d’accordo che lo sputo lascia solo un alone, ma è – secondo il mio personale modo di intendere – maleducato e sgradevole. Mi darebbe fastidio trovare il sellino o il manubrio della bicicletta con un brutto souvenir. Lo troverei un gesto incivile. Tanto quanto ritengo incivile l’automobilista che mi sfreccia accanto con il proposito di crearmi fastidio e un po’ di spavento, quasi a farmi desistere dall’impiego della bicicletta negli spostamenti casa-lavoro-casa.
In secondo luogo, sono del parere che, anche se in cuor mio desidererei che i fuoristrada fossero relegati ad utilizzi più consoni alla loro natura (fuori-strada, come suggerisce la parola stessa, e non in-strada), non posso pensare di farmi giustizia sommaria con dispetti e gesti incivili (segnare la carrozzeria, rompere fari e tergicristalli ecc.), perché passerei immediatamente dalla parte del torto. Con lo stesso ragionamento, i ciclisti finirebbero tutti all’ospedale per colpa di automobilisti convinti che le biciclette non devono circolare sulle strade. E ahimé non c’è bisogno di offrire su un piatto d’argento una scusa per istigare comportamenti anti-ciclisti: troppe volte, pedalando, mi sono reso conto di quanti automobilisti trattino con spregio noi ciclisti, come se la scelta di non usare l’auto denotasse una situazione di povertà e degrado, mentre stare seduti dentro ad automobili grosse e costose fosse simbolo di ricchezza da ammirare. Tra i commenti contro cuoredicane, purtroppo, qualche intervento cercava proprio di insinuare l’assurdo ragionamento che vede il ciclista come un povero “in canna” (beh, l’espressione sarebbe quasi adeguata…), mentre l’automobilista andrebbe ammirato in quanto fiero possessore di un bene molto costoso. Il fatto che ci siano amanti delle due ruote con possedimenti ben superiori ai costi per l’acquisto (magari con prestiti e finanziamenti vari) di un’auto pare non essere un’argomentazione valida: vado in auto, dunque sono ricco; vai in bici, dunque sei povero e devi portarmi rispetto.
La battaglia contro i SUV – se di battaglia si tratta – non si vince così, muro contro muro: non sono tanto i SUV né i loro proprietari i colpevoli dell’inquinamento e dell’intasamento dei centri urbani. Essi sono solo il capro espiatorio, bersaglio fin troppo facile, un po’ come i rumeni tutti assassini e i musulmani tutti terroristi. Con queste semplificazioni non si va da nessuna parte, si inaspriscono i conflitti e si vive tutti male. Con lo stesso metro, finisce che i ciclisti sono tutti sinistroidi indisciplinati finto-ecologisti: e non è vero un bel niente! Tant’è che, per fortuna, ci sono SUVvisti disciplinati e rispettosi del Codice della Strada, magari amanti delle due ruote, e non mi va di accusare tutta una categoria per colpa di singoli che si contraddistinguono per comportamenti negativi.
Andare in automobile non sempre è sintomo di scarsa attenzione verso i problemi ambientali, tant’è che per coprire lunghe distanze anche i corpi forestali si spostano su mezzi a motore. Può essere vero forse il contrario: a chi non importa la protezione dell’ambiente, non capirà perché deve rinunciare all’automobile per andare a comprare il giornale all’edicola sotto casa.
Nelle nostre città, a volte l’uso dell’auto diventa una necessità dettata da ritmi e orari non modificabili: c’è chi lavora a decine di chilometri di distanza da casa e non sempre i mezzi pubblici consentono di raggiungere ogni luogo di lavoro in tempi e ad orari decenti; in casi come questi – ma ce ne sarebbero tanti altri – non me la sentirei di costringere nessuno a prendere la bici.
Credo che la strada per ottenere dei cambiamenti profondi passi attraverso il rispetto reciproco e la ricerca di soluzioni adatte a migliorare la vita di tutti quanti.
I risultati delle scelte politiche che hanno incentivato l’uso dell’automobile li abbiamo sotto gli occhi ogni giorno: città intasate, traffico, inquinamento, stress, incidenti, ecc. ecc. e non credo ci sia un automobilista pronto a sostenere il contrario. La pubblicità ci propone autovetture sempre nuove per viaggiare spensierati e sorridenti in strade semi-deserte e lungo sentieri incontaminati. L’esperienza quotidiana ci insegna l’esatto contrario.
I risultati delle scelte politiche che favoriscano la mobilità pubblica, i pedoni e le biciclette, al contrario, dobbiamo conquistarceli giorno dopo giorno, con la pazienza e portando buoni esempi, come la ricerca del professor James sulle slim city.
Noi amanti del pedale abbiamo un compito difficile e delicato, che consiste nel convincere gli automobilisti incalliti a sostenere la “nostra” causa, che in fin dei conti è la causa di tutti: abbandonare l’auto quando non è strettamente necessario, nella speranza di costruire città non inquinate e non rischiose per le categorie più deboli, bambini ed anziani in primis. Per guadagnare il loro appoggio, dobbiamo anzitutto guadagnare la loro fiducia, mostrandoci ligi, rispettosi del codice della strada ed educati.
Con l’impegno di tutti, ciclisti e non, possiamo fare pressione sugli amministratori della cosa pubblica, per chiedere spazi adeguati per le biciclette (ma anche per i disabili, intanto che ci siamo). Piste ciclabili larghe e ben distinte dagli spazi per le automobili significano più sicurezza per noi ciclisti e meno incidenti con le auto, i cui conducenti non potranno più accusare i pedalatori di non osservanza del Codice della Strada.
Dubito che i proprietari di SUV (e autovetture in generale), anche i più convinti sostenitori della (presunta) superiorità rispetto ai ciclisti, provino contentezza nel rimanere imbottigliati nel traffico all’ora di punta a respirare smog o nel rimanere coinvolti in piccoli e grandi tamponamenti. Tant’è che, appena possono, sono i primi a fuggire dalle città alla ricerca di strade sterrate e campagne desolate con i loro amati veicoli, a dimostrazione che hanno ben chiari anch’essi i concetti di bello e di natura (a parte la scelta di quei veicoli brutti e inquinanti, ma è il mio gusto soggettivo e quindi indubbiamente opinabile
).
L’esperienza personale mi ha convinto che l’automobilista che mi taglia la strada sarà più imbarazzato se, una volta scansato il pericolo, lo guardo negli occhi con un sorriso che sottintende “Ahi, ahi, ahi, automobilista… la stavi facendo grossa!”, rispetto a quando inizio ad insultarlo. In quest’ultimo caso si fa forte e, forse convinto del livello di protezione garantitogli dall’armatura-veicolo, mi risponde con sprezzo, sbraitando e/o suonando il clacson. Nell’altro caso, invece, cerca di evitare lo sguardo o alza la mano in segno di scusa.
Per la stessa ragione, se mi capita di “bruciare” in bici un diritto di precedenza per colpa o distrazione, sono il primo ad ammettere l’errore con ampi gesti della mano, come a significare: “Sono un ciclista, ma conosco benissimo il Codice della Strada, che è stato scritto per tutti, non solo per gli automobilisti”.
Riassumendo: sull’opportunità/necessità di usare il meno possibile l’automobile, sono totalmente d’accordo; sul fare tutto il possibile per favorire la sicurezza in bici e per decongestionare le città dallo smog e dal traffico incentivando forme di trasporto alternative (dal car sharing al trasporto pubblico e alla mia amata bici), sono ancor più d’accordo; sputi, insulti e minacce, invece, non troveranno mai il mio consenso.


Bell’intervento, me lo sono letto tutto di fila.
Anche io sono un pedalatore (urbano e non) e appoggio in pieno ciò che hai scritto.
Tuttavia non tieni conto che il comportamento degli automobilisti è di TOTALE menefreghismo e mancanza di rispetto nei confronti di chi va in bici e soprattutto delle strutture adibite alle bici. Per esempio a Torino le piste ciclabili, tolto il centro città, sono sistematicamente usate come parcheggio per le auto e i trasgressori non vengono mai multati. In queste situazioni, quando la legalità viene meno, pur non condividendo certe azioni, capisco che ciclisti arrabbiati si riducano a far saltare qualche specchietto o a fare righe sulle carrozzerie. In questi casi lo sputo è un danno soltanto simbolico.
Enrico
Personalmente non sputo sopra ai suv. Però onestamente non posso esimermi dal considerare questo tipo di veicolo- non un vero fuoristrada- un gadget da minorati. Che le case automobilistiche abbiano concepito ’sti aborti con il petrolio che inizia a scarseggiare, con le città rese invivibili da smog e traffico, con percorsi veicolari urbani inadeguati a sostenere il transito di mezzi troppo voluminosi..etc è già di per se sconcertante , che le persone si indebitino per comperarli è sconvolgente. Sono il manifesto ambulante dell’ottusità del sistema consumistico.
ottimo articolo, eccezzionale… complimenti