Il giro di Pasquetta
5 Aprile 2008 di ghizzo
Per me è ormai diventata una tradizione. Essendomi accorto che durante le festività pasquali il traffico è notevolmente ridotto, se non nelle ore di punta, mi concedo i migliori e più lunghi giri in bicicletta proprio in quelle giornate. Come ben sapete, infatti, il rapporto tra biciclette e automobili non è mai stato dei migliori: nonostante le piste ciclabili siano diventate una bella abitudine (in particolar modo nella zona dove abito io, in cui un rapporto della Provincia affermava che sono più i km di piste ciclabili che quelli stradali), la convivenza tra questi due mezzi non è facile e purtroppo, a rimetterci, è sempre il velocipede, anziché il veicolo a quattro ruote. In quei giorni di festa invece le strade sono più che accessibili. Certamente è sempre meglio percorrere le vie secondarie, a scanso di equivoci, inoltre ci vuole una certa predisposizione al sacrificio, seguendo fedelmente il motto “Natale con i tuoi e Pasqua con chi vuoi”, rinunciando magari a dei succulenti pranzi in famiglia per ritagliarsi un po’ di tempo sulle due ruote, magari con il pranzo al sacco, per dilatare il più possibile nel tempo il senso di benessere che le passeggiate pedalate regala.
Anche quest’anno non mi sono voluto far mancare il mio giro pasquale e ancora una volta la mia méta è stata il Po ed il suo argine, che costeggiano la parte meridionale della mia provincia.
Il grande fiume mi ha sempre affascinato. Sarà perché fin dai tempi delle elementari ci è sempre stato indicato come il padre di tutti i fiumi italiani, del quale si è sempre conosciuta la lunghezza e gli affluenti, sarà perché il Mondo Piccolo raccontato da Giovanni Guareschi mi ha sempre affascinato (e in quel mondo il Po è uno dei grandi protagonisti, alla stessa stregua degli impareggiabili don Camillo e Peppone), fatto sta che per me è sempre un piacere e mai una fatica percorrere quella strada e scorrere insieme al fiume.
La destinazione era fissata, ora non restava che stabilire il giorno e l’orario di partenza. Visto che la Pasqua l’avrei passata da mio fratello, il giorno prescelto era il Lunedì dell’Angelo, da tutti meglio conosciuto come Pasquetta. Partenza presto, perché nonostante le buone intenzioni (giro lungo e pranzo al sacco), non ho resistito all’invito per pranzo da mia sorella… Il giro pensato e la buona volontà valevano il sacrificio di svegliarsi presto per intraprendere la pedalata. Sveglia dunque alle 7 e 30, discreta colazione e pronto alla partenza intorno alle 8 e 20. Appena alzato noto che c’è una strana luce. Se fosse inverno penserei che c’è nebbia… ma è il 24 marzo, non è possibile una cosa del genere. Alzo la tapparella…. E mi ritrovo in inverno! Una fitta nebbia copre la città, chissà come sarà in aperta campagna! Da un lato sono preoccupato: già le macchine non vedono i ciclisti quando le condizioni del tempo sono ottime, se mi azzardo a uscire con il nebbione rischio la vita. Ma l’ottimista che è in me ha la meglio: siamo in primavera, ormai, la foschia non può durare più di tanto. Nella prima mezz’ora resta solo il pensiero ottimista, come previsto non appena varcate le porte della città la nebbia è, se possibile, ancora più densa, i campi intorno alla pista ciclabile sono solo un metro, due al massimo, al fianco della strada, poi è tutto grigio. Superato però il secondo paese di questa mia pedalata Qualcuno decide di alzare il sipario e quello che vedo vale senza dubbio il prezzo del biglietto. La campagna, illuminata dal sole, mi allarga come sempre il cuore. Una serie di profumi assale le mie narici, una serie di immagini riempiono i miei occhi. Il profumo della terra e la visione dei campi pettinati dagli aratri; l’odore del concime e il volo di aironi e cicogne (ma siamo in Lombardia) sui campi. Non tutto però è sublime, in questo giro di primavera. I fossi, che in questo momento dell’anno non sono ancora pieni di acqua, portano sul loro fondo il segno dell’ignoranza dell’uomo, che quando ci si mette è davvero la bestia più terribile del creato. Copertoni e immondizia varia fanno bella mostra di sé sul fondo di quei corsi di acqua e mi ritrovo ancora una volta a chiedermi come si possano fare chilometri e chilometri per sbarazzarsi della spazzatura quando sarebbe molto più semplice portarla in una piazzola ecologica dell’Astem. Quesito che ancora una volta rimarrà senza risposta. Ma torniamo al giro, che è meglio!
La temperatura è piacevole e le gambe hanno voglia di girare sui pedali. In un’oretta circa arrivo al fiume e comincio a percorrere la strada dell’argine. È bello fare questa strada: da una parte il fiume, con i riflessi di sole tra i flussi, che scorre placido, dall’altra la campagna della Bassa e i paesi che sembrano quasi dormire in questa prima vera giornata di primavera. I chilometri aumentano e prima di farne troppi inseguendo il Po, a malincuore abbandono le sue sponde e mi predispongo per rientrare verso la mia città. Per quanto mi ricordo una trentina di chilometri circa, dopo averne percorsi oltre quaranta, mi separano dal rientro a casa e dall’allettante idea del pranzo a casa di mia sorella. Il più è certamente fatto, la strada che percorrerò la conosco a fondo per cui una volta passato il punto trafficato decido di rallentare per conservare un po’ di gamba e godermi fino in fondo il paesaggio intorno a me. Davanti a me vedo un altro ciclista che viaggia a una buona velocità ed è forte la tentazione di sfidarlo: si pedala perché fa piacere, perché è tutta salute (e fatica), ma in certi frangenti lo spirito di competizione salta fuori da chissà dove e ti fa dimenticare che stai praticando sport e non facendo agonismo! Questa volta resisto alla tentazione e non aumento l’andatura, rimandando la sfida a tempi migliori. Del resto per me è una delle prime uscite “serie”, non avrei la gamba per competere, inoltre il mio “avversario” possiede una bicicletta da corsa mentre io ho una mountain bike e lo scontro potrebbe essere impari (soprattutto per me!). Gli ultimi chilometri scorrono tranquilli. Alla fine ne avrò percorsi quasi ottanta in circa tre ore, posso ritenermi più che soddisfatto e, soprattutto, dopo una bella doccia, meritarmi il pranzo dalla sorellina!

