La bicicletta e il silenzio
14 Aprile 2008 di ciclosofo
Pochi giorni fa, stavo percorrendo una via poco trafficata in città. Mentre procedevo, cadenzando i colpi sui pedali per godere a pieni polmoni dell’aria fresca di primavera, ho rischiato la collisione con un pedone: camminava lungo il mio stesso senso di marcia e, senza guardare dietro di sé, all’improvviso è sceso dal marciapiede per attraversare la strada. Un tocco al freno, un rintocco di campanello e una sterzata brusca hanno evitato l’urto.
Ho letto subito negli occhi di questo signore l’imbarazzo e la sensazione di aver scampato un pericolo; con un cenno della testa e un sorriso ci siamo salutati e ognuno ha continuato lungo la propria strada, come se nulla fosse accaduto.
Ripensando a questo episodio, però, non ho potuto fare a meno di considerare che molto probabilmente il signore è sceso in strada, senza guardare, perché nessun rumore stava preannunciando il mio arrivo.
Devo ammettere che sono abbastanza meticoloso - quasi maniacale - nella cura delle mie biciclette: ci tengo che la catena sia sempre oliata, i freni in perfetta efficienza e nessun cigolio si deve sentire quando pedalo. Non è questo il punto, però. Il fatto è che se fossi arrivato in sella ad una rombante moto o alla guida di un’automobile, quasi certamente il signore si sarebbe voltato per aspettare il mio passaggio, prima di attraversare (mi auguro che nessuno, lette queste poche righe, arrivi a sostenere che la bicicletta, per la sua silenziosità, è pericolosa per l’incolumità delle persone).
La prima conclusione a cui sono giunto - sono sicuro di non essere il primo - è che siamo, tutti noi, tanto abituati al rumore dei motori da non concepire la possibilità che le strade possano essere occupate e percorse da veicoli non rumorosi: il pedone non sentiva alcun rumore, quindi presupponeva che nessuno stesse arrivando dietro di lui. E questo è un vero peccato, a ben pensarci, perché significa che diamo per assodato che non ci sia alternativa al rumore che proviene dalle strade: siamo assuefatti alle strade rumorose.
Il mio pensiero successivo, però, è che non è solo una questione di motori rumorosi: quando le strade erano percorse da carrozze a trazione animale, i rumori non mancavano di certo, sebbene senza raggiungere i fastidiosi decibel dei nostri giorni.
Il fatto è che ho come la sensazione che la silenziosità della bicicletta nel suo procedere venga interpretata come come una sorta di assenza totale dalla strada: non fa rumore, quindi non c’è o è un fantasma.
Non sarà che è a causa di questo pregio (non posso definire in altro modo la possibilità di non disturbare nessuno quando si pedala) che la bicicletta non viene quasi mai considerata come mezzo di locomozione e viene relegata ai margini o in piste ciclabili non sempre ciclabili? Sono forse le automobili con la loro rumorosa prepotenza a costringere le biciclette ai margini delle strade?
Quasi quasi provo ad attaccare alla forcella anteriore un cartoncino, come si faceva da bambini per provare la sensazione di guidare una moto da corsa. Si sa mai che la conquista delle strade da parte dei ciclisti passi attraverso le invenzioni dei bambini.


bellissimo, hai ragione su tutto!
hem “campagnolo” è la soluzione: le sue ruote libere hanno un inconfondibile quanto udibilissimo anche a distanza ronzio (crrrrrrrrrrrrrrrrr). basta smettere di pedalare qualche secondo ed è persino meglio del campanello… però l’idea del cartoncino fa ringiovanire solo a pensarla