Ho trascorso un piacevole periodo di vacanza in una località montana dell’Appennino Tosco-Emiliano.
Non ho portato con me la bici, come mi ero inizialmente prefisso: ho preferito trascorrere un po’ di tempo camminando lungo sentieri e strade forestali, immerso nel silenzio dei boschi.
Durante una piacevole passeggiata in solitario su una strada bianca, mi sono accorto di essere vittima di una sorta di riflesso condizionato che colpisce – credo – chi vive in città. Mentre procedevo lungo la strada forestale sterrata, infatti, ho realizzato che stavo camminando al margine della strada stessa, nonostante fosse larga circa cinque o sei metri. Ebbene, quando mi sono accorto di ciò, mi sono fermato immediatamente, restando in silenzio a scrutare il tratto di strada che potevo scorgere e tendendo le orecchie alla ricerca di un rumore che non fosse il fruscio delle foglie o il canto di qualche uccello. Nulla, quiete totale.
Mi sono reso conto che stavo camminando ai margini dello sterrato perché le strade che percorro tutti i giorni sono invase dai veicoli a motore. Non parlo solo di strade ad alto scorrimento, ma anche di vie e vicoli più piccoli, teoricamente meno trafficati ma di fatto colonizzati dal traffico motorizzato.
Il Codice della Strada è chiaro in materia e non si presta ad interpretazioni diverse: i pedoni, in assenza di marciapiedi, “devono circolare sul margine della carreggiata opposto al senso di marcia dei veicoli in modo da causare il minimo intralcio possibile alla circolazione” (v. art. 190 C.d.S.).
Riflettevo allora su questo: si è scelto – non solo in Italia – che la circolazione dei veicoli dovesse avere sempre la precedenza, in ogni situazione, e non solo per garantire l’incolumità degli utenti più deboli (pedoni, ciclisti). Solo negli ultimi tempi sono state create le zone a traffico limitato e adottati sistemi per rallentare il traffico, quali i dissuasori e i dossi artificiali, i circuiti di telecamere ecc. Ma si tratta appunto di eccezioni, in un sistema urbano che ha privilegiato l’uso – e abuso – dei veicoli motorizzati e quindi lo sviluppo di città a misura d’auto.
Qualche attimo di pausa ancora e poi sono ripartito, camminando ben al centro della strada sterrata.

