Ecco il resconto della mia avventura estiva: in bicicletta a Roma!
La bicicletta, quando ti entra nel sangue, diventa qualcosa di cui non puoi più farne a meno. Di conseguenza i piccoli giri che, le prime volte, fai per le campagne del Lodigiano diventano sempre più lunghi: spinti dalla voglia di esplorare che è parte dell’essere umano, si arriva quasi senza accorgersene ai confini del nostro territorio, anche facilitati dal fatto di vivere in pianura. In uno di questi giri sempre più ampi, con il Ciclosofo, mio compagno di pedalate, eravamo arrivati all’argine del Po, subito dopo Orio Litta.
Lì incontrammo un cartello che riportava la scritta “Transitum Padi”, sormontata da un disegno che rappresentava un pellegrino. In un primo momento l’insegna destò solo curiosità, poi le ricerche effettuate dal Ciclosofo chiarirono il mistero: da quel punto del lodigiano, esattamente per Corte S. Andrea, proprio sulle rive del grande fiume, passava la Via Francigena. <!– @page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } P { margin-bottom: 0.21cm } –>
Questa Via è un cammino di pellegrinaggio che nel Medioevo portava i pellegrini alla tomba dell’apostolo Pietro a Roma. Insieme con Gerusalemme, in Israele, e Santiago de Compostela, in Spagna, era uno dei tre grandi pellegrinaggi del Medioevo e il suo percorso parte da Canterbury, in Inghilterra, e si snoda per 1.600 chilometri attraversando Francia e Italia fino ad arrivare alla Città Eterna. Dopo aver conosciuto l’importanza di quella via era sorto in noi un desiderio: perché non percorrere quella via in bicicletta fino ad arrivare a Roma? L’idea era affascinante, il viaggio stimolante, ma pieno di incognite: saremmo stati in grado di pedalare per 650 chilometri, anche se a tappe? Quanti giorni ci avremmo messo per arrivare fino alla capitale? Così, tra incertezze e problemi organizzativi, questa suggestiva idea rimase nel cassetto per anni. Per quale motivo, nell’estate del 2008, la abbiamo riscoperta? Bella domanda: forse semplicemente si erano create le condizioni necessarie perché si avverasse questo desiderio. Ma la vita delle persone cambia e così, essendo il Ciclosofo impossibilitato a compiere la strada, in questa avventura mi avrebbe accompagnato un altro amico Damiano, anche lui affascinato da questa sfida.
In una calda serata di luglio, con l’ausilio di una pubblicazione sul cammino di pellegrinaggio e l’aiuto di internet, gettammo le basi del nostro itinerario. All’inizio l’idea affascinante era quella del viaggio. Pochi giorni dopo quella sera di luglio andai in una cartoleria e acquistai una cartina dell’Italia Centrale. Una volta a casa la aprii sul tavolo per osservare con precisione quel percorso che avevamo solo abbozzato su un foglio di carta. Mi spaventai: l’itinerario scelto prendeva praticamente tutta la cartina! L’incoscienza era però più forte di qualsiasi paura e la sfida rendeva ancora più interessante l’esperienza.
Arrivammo così a lunedì 4 agosto, data prescelta per la partenza. Da quel giorno attraversammo letteralmente mezza Italia. Certo, partimmo da Lodi, ma si può dire che l’avventura vera e propria cominciò trenta chilometri più a sud, quando giungemmo alle rive del Po, che guadammo con l’aiuto di Danilo, il traghettatore che da Calendasco giunge a Corte S. Andrea con il suo motoscafo per portare i pellegrini sulla sponda emiliana del fiume. Da lì cominciamo a gustarci i paesaggi della nostra bella Italia, forse troppo spesso sottovalutati. Dapprima la via Emilia: percorrendo questa importante arteria stradale italiana ci sentivamo come nel Far West, con il caldo fedele compagno di queste prime pedalate, i camion sfrecciare al nostro fianco, come novelle diligenze e cascinali abbandonati, simili a quei villaggi fantasma delle praterie. Il ritiro delle credenziali (cioè il “passaporto” di ogni pellegrino per essere ospitato nelle strutture preposte all’accoglienza) a Fidenza cominciò a farci entrare nell’ottica del cammino di pellegrinaggio, poi, dopo aver faticosamente valicato il passo della Cisa, sfiorammo la Liguria e entrammo nella magnifica Toscana. Per attraversare questa regione dovemmo occupare ben tre giorni del nostro viaggio, ma direi che furono i momenti più belli: il paesaggio della Val d’Elsa e del Senese ci riempirono gli occhi e il cuore, alleviando in qualche modo la nostra fatica pedalatoria. Luoghi famosi, ma più che lo spettacolo della piazza del Campo allestita per l’imminente Palio, avemmo la fortuna, viaggiando in bicicletta, di apprezzare tante cose che dal finestrino di una macchina sfuggono. La velocità tenuta con le due ruote è infatti più sopportabile dall’uomo, che in questo modo (ma sempre prestando gli occhi alla strada!) può gustarsi il paesaggio che corre a fianco a lui. Campi di girasole, cittadine arroccate sulle colline, cerchi di cipressi in mezzo a un campo di grano appena tagliato: con questi compagni al fianco il viaggio non pesa. Poi arrivò il Lazio, con i suoi laghi vulcanici di Bracciano e Bolsena: in qualche modo anche sfilare a fianco a quelle acque ci consolò dal sole estivo. L’arrivo nella Capitale in una domenica di agosto: con le nostre biciclette eravamo i padroni delle strade. La data di arrivo fu il 10, il giorno di S. Lorenzo, e ci convincemmo che non poteva essere un caso: il Santo alla quale è dedicata la nostra parrocchia volle in questo modo salutare il nostro arrivo a destinazione!
La voglia di arrivare alla fine è stata più forte della fatica, e dall’idea iniziale del viaggio si è fatta strada l’idea del pellegrinaggio. Lungo la strada abbiamo incontrato molta gente, che ci ha fatto gradualmente prendere coscienza dell’impresa che stavamo compiendo. Non era più fare tanti chilometri in bici, in una sfida contro noi stessi e i nostri limiti, no: era raggiungere Roma sulle stesse strade che milioni di pellegrini nel corso dei secoli avevano percorso. L’ospitalità ricevuta a Costamezzana, dove degli abitanti del posto, visto che l’unico ristorante del paese era chiuso, ci dettero un passaggio in macchina alla pizzeria più vicina; l’accoglienza ricevuta a Monteriggioni da una coppia di tedeschi che l’anno prima aveva percorso la Via a piedi e quest’anno si erano messi a disposizione del parroco del luogo per accogliere i pellegrini offrendo due settimane delle loro vacanze; i tre ragazzi milanesi, anche’essi in bicicletta, che percorrevano la Via dal passo di S. Bernardo e che furono nostri compagni di viaggio tra la Cisa e Lucca: tutte persone che avemmo il piacere di incontrare e con le quali vincemmo la nostra difficoltà ad aprirci allo sconosciuto o per meglio dire al nostro prossimo. Ma soprattutto l’incontro con Saraa, tedesco di 39 anni che l’anno prima, nauseato dal suo lavoro di pubblicitario, aveva mollato tutto e deciso dapprima di raggiungere da Lipsia, sua città natale, Santiago de Compostela e che quest’anno aveva voluto continuare la sua ricerca di Dio partendo il 2 aprile da Santiago per raggiungere a piedi Roma: dopo quattro mesi e mezzo era quasi giunto al termine della sua fatica! Cosa stava cercando tutta questa gente? Cosa li spingeva a compiere questo viaggio? Cosa aveva spinto noi realmente a fare tutta questa strada? Le domande che nacquero in noi lungo gli oltre seicento chilometri di pedalate trovarono risposta sulla tomba dell’apostolo Pietro, nei sotterranei della Basilica a lui dedicata. Con la fatica, con la difficoltà, con il paesaggio, con la gente incontrata: con tutte queste emozioni vissute abbiamo capito che Dio è dentro di noi e ci accompagna in ogni piccolo o grande viaggio della nostra vita, ma per trovarlo bisogna partire per cercarlo.

