Sono passati quattro mesi dall’ultimo aggiornamento di questo blog. Ed è un vero peccato, perché avvenimenti e notizie riguardo il mondo della bicicletta non sono di certo mancati, mentre i pensieri e le riflessioni sul rapporto con il mio mezzo di locomozione preferito si sono affollati nella testa, domandando insistentemente di essere messi per iscritto. Servirà un po’ di lavoro di riorganizzazione e stesura dei contenuti, ma cercherò di impormi una certa costanza, anche con l’aiuto e la partecipazione del mio “coinquilino di blog”, ghizzo.
Ricomincio quindi a scrivere sul blog riprendendo una notizia di circa un mese fa a proposito della sicurezza di chi va in bici.
Verso metà maggio, tutti i mezzi di comunicazione – o quasi – hanno riportato i risultati dell’inchiesta sulla sicurezza in bici pubblicata dall’ASAPS (Associazione Sostenitori Amici Polizia Stradale), sulla base dei dati ISTAT.
In sostanza, l’inchiesta mette in luce l’aumento del numero di incidenti in cui rimangono coinvolti i velocipedi, con un conseguente incremento dei ciclisti feriti e morti. Sui quotidiani la notizia è stata ripresa con titoli un po’ sensazionalistici, tipo “Ciclisti, un morto al giorno – La bici più pericolosa della moto” (La Repubblica) o “Il mezzo più pericoloso? La bicicletta” (Il Corriere della Sera).
La cosa che mi ha colpito non è tanto il dato numerico in sé, peraltro preoccupante e onestamente insindacabile. Il fatto è che su tutti i media l’accento è stato posto sul dato statistico, con una bella dose di allarmismo (oltre ai titoli, notare ad esempio l’indirizzo della pagina del sito di Repubblica.it: http://www.repubblica.it/2009/05/motori/maggio-09/strage-ciclisti/strage-ciclisti.html). In compenso, ho trovato solo timidi accenni alla conclusione dell’inchiesta. La riporto integralmente, perché credo valga la pena:
La bicicletta è il più mite dei mezzi di locomozione. Non fa rumore, non inquina, può tenere una velocità adeguata, superiore alla velocità media dei mezzi pubblici nell’area urbana (12 -15 km/h). È insomma il mezzo più salubre che esista. Inoltre per ogni ciclista in più normalmente circola una macchina in meno.
Sugli incidenti ai velocipedi, che vedono coinvolti in modo sempre più significativo anche i cicloturisti, incide anche un traffico più intenso e meno attento verso questa categoria di utenti della strada, con una parte di responsabilità anche degli stessi ciclisti, spesso inosservanti delle più elementari regole della circolazione che pur vigono anche per loro, ma vengono interpretate in modo molto approssimativo e disinvolto. È poi ancora insufficiente l’estensione, in molte regioni, di piste ciclabili.
Insomma, ci sono rimasto male: l’inchiesta metteva in luce i problemi della sicurezza di chi va in bici, elogiando l’adozione delle due ruote a pedali come “mezzo più salubre che esista. Inoltre per ogni ciclista in più normalmente circola una macchina in meno“, una tirata d’orecchi a “un traffico più intenso e meno attento verso questa categoria di utenti della strada” e una ai ciclisti “spesso inosservanti delle più elementari regole della circolazione che pur vigono anche per loro, ma vengono interpretate in modo molto approssimativo e disinvolto“. E un appunto finale per gli amministratori della cosa pubblica: “È poi ancora insufficiente l’estensione, in molte regioni, di piste ciclabili.“
Dalla semplice lettura dei quotidiani, invece, l’uso della bicicletta sembrerebbe quasi sconsigliato, perché più pericoloso rispetto ad altri mezzi (strage, morti, feriti, mortalità in crescita). Per fortuna ci ha pensato la FIAB, con un comunicato pubblicato anche sul sito, insieme ad uno studio approfondito di Edoardo Galatola (Responsabile Sicurezza Fiab). Ecco un paio di punti estratti dal comunicato stampa:
Se consideriamo i dati ISFORT, si è passati negli ultimi 5 anni da circa 4 miliardi di km/anno percorsi dai ciclisti ai 6 miliardi del 2007. Di conseguenza gli incidenti per km percorso sono in costante diminuzione (60 morti per miliardo di km percorsi contro i 70 del 2000)
[...]
Risulta invece interessante confrontare i dati di incidentalità con un altro indicatore, ovvero la composizione modale del traffico. Infatti c’è una correlazione tra aumento della ciclabilità e riduzione dell’incidentalità. Questa correlazione è ancora più sorprendente se si verifica che, a seguito di un aumento significativo del numero dei ciclisti (oltre il 12-15% di composizione modale) si registra una diminuzione delle morti di tutti gli utenti della strada. Ovvero l’intero traffico diventa più sicuro.
Per fortuna il successo degli eco-incentivi per l’acquisto di biciclette ha dimostrato che anche in Italia c’è voglia di muoversi in bici e abbandonare l’auto. Ma sull’iniziativa ministeriale mi ripropongo di tornare con calma nei prossimi giorni.


sono a sesto f:no mi piacerebbe anche se ho 70 andare tranquillamente in bicicletta ci devo rinunciare perche tutti ci mettono la paura addosso?