Ritrovarsi in vacanza, ma per vari motivi non riuscire a partire.. è il problema di molti e quest’anno è toccato anche a me!
Purtroppo il mio posto di lavoro non lascia molte alternative di scelta ai propri dipendenti: gli uffici chiudono per tre settimane in agosto e quindi le ferie si fanno in quel periodo!
Mi ero organizzato bene, cercando con un certo anticipo – per lo meno per la mia tempistica – una località dove poter trascorrere le mie vacanze. Nonostante l’amore per la montagna, quest’anno il mare chiamava forte, reclamava anche lui, per una volta la mia presenza! Mi chiamava in particolare quella Toscana che avevo attraversato in bici l’estate scorsa, ma questa volta avevo pensato alla zona dell’Argentario, che comunque non era così lontana da quelle colline senesi che nell’agosto del 2008 avevano riempito i miei occhi ed il mio cuore.
Nonostante la buona volontà e l’organizzazione niente da fare! Così il sogno di un’estate da trascorrere sul mar Tirreno è stato velocemente abbandonato.
Arrivato al 5 agosto, data di partenza delle mie vacanze, le idee erano finite in un cassetto, come il mio entusiasmo di andare al mare, messo frettolosamente da parte per non alimentare la delusione conseguente.
Alla mia città, Lodi, sono molto legato. In essa sono le mie radici e io le sento forti e radicate nel terreno. La terra lodigiana è un forte richiamo per me, e da aspirante “ciclosofo” spesso e volentieri la percorro sulle due ruote, facendola ogni giorno più mia.
Capirete quindi che dallo sconforto di passare le vacanze a casa subito si è fatto vivo in me il desiderio di continuare questa rapporto quasi sanguigno con la mia terra: ho deciso così di sfruttare questo periodo di libertà per prendere più assiduamente di una volta alla settimana la mia bicicletta e di aggiungere un pezzo di conoscenza in più del lodigiano nella mia mente e nel mio cuore.
Ho incontrato un ragazzo tedesco di nome Saara, durante il mio pellegrinaggio sulla Via Francigena (rigorosamente in bici…) che, partito da Santiago de Compostela (!) stava raggiungendo Roma.
La conoscenza di questo personaggio straordinario non poteva che sfociare nell’offrirgli la cena, in modo da farci raccontare il suo incredibile viaggio attraverso mezza Europa. Ci disse in quella serata estiva che l’Italia era stato il paese più diffidente nei suoi confronti e che la parte più noiosa del suo viaggio fu l’attraversamento della pianura padana, tra due muri di mais che gli precludevano ogni paesaggio..
Mi è venuto in mente questo ragazzo stamattina quando ho inforcato la mia due ruote. Perché molti dei chilometri macinati li ho proprio trascorsi costeggiando campi di mais, che sono una cartolina tipica della mia zona. A differenza di Saara però quelle file di granturco non riescono a mettermi tristezza né oppressione. In fondo sono la culla delle mie origini, anche se oggi di quei raccolti la maggior parte è destinata non all’uomo, ma a fare da mangime per il bestiame.
Pedalo lungo le strade della Bassa lodigiana e sorrido vedendo quelle forme di devozione popolare tanto care ai nostri padri. Madonne dipinte sulle mura esterne delle cascine e quasi cancellate dal tempo; cappelle votive davanti ai campi, a raccomandarli al Signore, perché sarebbe servito anche il suo aiuto per avere un buon raccolto.
Sono le stesse strade che percorreva il nonno del ciclosofo, che per raggiungere lo stabilimento della Polenghi Lombardo, fiore all’occhiello del lodigiano e dell’industria casearia italiana (tanto per cambiare distrutta dalla politica e da imprenditori senza scrupoli), percorreva con il suo velocipede una ventina di km. Altri tempi: ora sarebbe considerata stupidità.
Mi muovo per qualche ora e attraverso il lodigiano. Si vede che è giorno di agosto, perché ci sono poche auto in giro e mi posso permettere un divisa ciclistica più sbarazzina. Pancia al vento, per l’orrore degli automobilisti e la gente dei paesi che incrocio!
Si torna a Lodi e il giorno estivo sembra scomparso. Nella piazza del Duomo è giorno di mercato, le bancarelle dei venditori ambulanti sono prese d’assalto da quelli che come me trascorreranno una estate lodigiana.
Quanto amo la mia terra!


Non è che ne avessi davvero il bisogno, ma con questa pennellata sul lodigiano mi obblighi a inforcare la bici nelle prossime settimane. Tieniti libero, che ho una dannata voglia di pedalare.