Notizia tratta da http://www.qn.quotidiano.net – servizio di Lorenzo Moroni
L’AUTO e lo scooter? Meglio lasciarli in garage. L’autobus o la metro? Ci si sale solo se piove. Strano ma vero, da un po’ di tempo gli italiani, forse tacciati troppo in fretta di essere pigri e incapaci di spostarsi senza accendere un motore, sono cambiati. Soprattutto chi vive e lavora nei grandi centri urbani — a Roma come a Milano, a Firenze come a Bologna —, per andare al lavoro, in palestra o a fare commissioni, preferisce inforcare una bicicletta.
Una bici propria, ma anche presa a noleggio. Già, perché il bike-sharing è una realtà affermata anche nel nostro Paese. In Italia sono 132 le città dotate del servizio. Il bike-sharing prevede che ci siano installate più stazioni in giro per la città dove poter prendere una bici pagando poco (2 euro al giorno a Torino), utilizzando apposite chiavi o tessere dopo essersi registrati. Non a caso l’Italia guarda anche all’esempio che viene dall’estero.
Boris Johnson, major di Londra, è stato in questi giorni in vacanza a Roma. Visita informale al sindaco Gianni Alemanno e chiacchierata in amicizia. Argomento? Le biciclette. Già, perché il canuto primo cittadino londinese, dal luglio scorso ha voluto sul Tamigi 6.000 biciclette pubbliche dislocate in 300 stazioni di noleggio, investendo 25 milioni di sterline. Alemanno avrà preso appunti. La realtà romana è un po’ diversa: il servizio di bike-sharing nella capitale può contare su 29 stazioni e 300 biciclette. Anche se, causa furti, trovarle negli stalli è sempre più difficile.
SECONDO una recente ricerca di Legambiente, ‘L’a-bici’, però, la voglia degli italiani di girare in bicicletta aumenta ancora, soprattutto nei centri urbani più grandi soffocati dalle troppe auto in circolazione. Di pari passo è aumentato lo spazio riservato alle piste ciclabili che hanno raggiunto, nel 2010, 3.300 chilometri: circa 80 in più rispetto al 2009, 380 in più del 2008 e 730 in più del 2007. «Ma soprattutto — spiega Alberto Fiorillo, portavoce nazionale di Legambiente — 10 anni fa, in Italia, i chilometri di piste ciclabili erano 1.000». Un quadro apparentemente roseo, insomma, dove ci sono città ‘bici-friendly’ per scopiazzare gli inglesi. La ricerca di Legambiente ha incoronato Reggio Emilia come la città più ciclabile d’Italia. Bolzano va invece fiera di un piccolo grande record: nel centro urbano gli spostamenti in bici superano quelli con i mezzi a motore, 29% contro 27.
EPPURE qualcosa non torna. E a dirlo sono gli stessi numeri forniti dall’associazione ambientalista. Se in 10 anni i chilometri di piste ciclabili sono più che triplicati, la percentuale di spostamenti urbani in bicicletta a livello nazionale, è rimasta identica: era il 3,8% nel 2000, è il 3,8% oggi. «Non basta tracciare una striscia rossa — sottolinea Fiorillo —. I percorsi ciclabili vanno integrati con gli altri trasporti. I Comuni non devono fare piani del traffico e, a parte, piani per le biciclette. Vanno garantite le condizioni di sicurezza a chi vuole muoversi con la bici nei centri urbani. Meno veicoli in circolazione, riduzione della velocità a 30 chilometri orari, segnaletica orizzontale e verticale chiara per gli automobilisti, interventi infrastrutturali».