Matematica e ciclosofia

Una bellissima targa nei pressi della Madonna della Costa

Una bellissima targa nei pressi della Madonna della Costa

Primo problema. Vorresti muoverti, possibilmente pedalare, ma nonostante il sole splenda è comunque il 22 gennaio, fa freddo e potresti sentirlo ancora di più sulle due ruote. Cosa puoi fare?
Soluzione. Innanzitutto un vero cicloamatore non si può fermare davanti a queste “inezie”, la voglia di pedalare, per arrivare a fare della ciclosofia deve essere più forte di eventuali ostacoli o difficoltà che ci compaiono di fronte.
Mettiamo però che nemmeno questa filosofia spicciola ti possa aiutare a risolvere il problema. A questo punto bisogna usare i metodi forti e non c’è migliore rimedio che guardare quando hai fatto l’ultima pedalata degna di questo nome.
È un attimo, si accende il computer e si sfoglia il file che tu, malato, hai creato per segnarti tutti i giri ciclici fatti negli ultimi due anni. Il foglio di calcolo che hai battezzato “2012” è ancora desolatamente vuoto, apri quello che si chiama “2011”, scorri il corto elenco e vedi: l’ultima pedalata l’hai segnata in data 26 novembre. Un rapido calcolo a mente, sono passati due mesi, troppi per il tuo orgoglio!
La molla è scattata: un rapido pensiero a che giro potresti fare e via si parte!
Quest’anno poi puoi sperimentare una nuova alternativa.
Poco più di due mesi fa hai cambiato la vettura, l’altra era ormai vecchiotta e nonostante facesse ancora al meglio il suo sporco lavoro, hai pensato che era ora di comprarne un’altra, anche perché tra poco la famiglia si allargherà e serve più spazio.
Tra tante che potevi scegliere, il tuo occhio è caduto su un mezzo che effettivamente è più grande, che ha un buon prezzo, che pur essendo usato è tenuto molto bene.. ma che soprattutto potrà contenere solo abbassando un sedile la tua bicicletta, e senza doverla smontare.
Così per poter pedalare su strade conosciute, ma che è da un po’ che non frequenti, carichi la bicicletta sulla macchina e arrivi al punto di arrivo che hai pensato.
Strada facile oggi, tutta pista ciclabile, lontano dal traffico e ben frequentata da altri ciclisti e famiglie in passeggiata. Siamo comunque nel mese di gennaio e nonostante la bella giornata e la temperatura tutto sommato mite, non incontrerai molta gente.

Secondo problema. Hai vinto la pigrizia, stai per pedalare, ma non appena inforchi la bicicletta ti accorgi che, caspita, la giornata è mite, ma la temperatura è comunque bassa. Come fai a superare i minuti iniziali di autocommiserazione?
Soluzione. In effetti è sempre così: puoi armarti di buona volontà, sfruttare stratagemmi infidi per mettere in moto il tuo orgoglio, ma alla fine se le condizioni climatiche non sono più che buone fai fatica a far girare le gambe e di conseguenza le ruote!
L’occhio poi, perfido nemico, continua a cadere sul contachilometri sul manubrio, che dice che la velocità di punta che riesci a tenere non è un granché. Non hai medie orarie da campione di ciclismo, ma che diamine, nelle ultime uscite andavi molto più veloce! Vedi, a non usare la bicicletta per tanto tempo ti sei infiacchito, le gambe non vanno, devi trovare il modo di fare delle pedalate più spesso.
L’unica cosa che puoi fare in questo caso è continuare a pedalare.
Pensare che nell’ultimo tratto di strada percorso hai tenuto quella velocità perché non era un piano, ma un falsopiano in salita, e spesso sono più terribili di alcune salite vere e proprie, perché quelle per lo meno le vedi, sei pronto ad affrontarle. Hai appena passato una coppia in bicicletta, rispetto a loro sembravi un fulmine! Cosa non si fa per salvare la propria autostima.
Il metodo tutto sommato funziona e quando arrivi al punto massimo che ti eri preposto di raggiungere ti dici, ma come, sono già qui?
Un rapido dietrofront e ti prepari a tornare indietro.
Sarà solo un’impressione, ma le gambe già sembrano girare meglio, poi il pezzo che percorri, te ne accorgi solo ora, era effettivamente un falsopiano e ora la pendenza è a tuo favore.
Nel momento di autocommiserazione avevi rapidamente accorciato mentalmente il tuo giro, ore che le gambe si sono scaldate pensi già di fare il gradasso e decidi che non ripercorrerai la stessa strada, ma farai una variante che ti farà allungare di qualche chilometro il percorso.
Arrivato al bivio non vai dritto, ma giri a destra, tornerai da quella stradina che non è una ciclabile ma che comunque non è molto battuta. A un certo punto ti alzi sui pedali, per un colpo di reni che ti permetta di toglierti il primo possibile dalla provinciale. Arriva il segno che durante il periodo di crisi i tuoi pensieri negativi non erano del tutto sbagliati, perché spingendo a fondo senti dei muscoli delle gambe di cui non ti ricordavi più l’esistenza.

A un certo punto, con la velocità di crociera più alta, con le gambe che non soffrono più, arriva la ciclosofia, quella che ti permette di non concentrarti più solo sulla strada, ma ti guardarti intorno.
Di guardare divertito un signore in bicicletta con un abbigliamento improbabile che ti fa sorridere, ma ti diverte di più il pensiero che, prima di conoscere i materiali tecnici, anche tu ti conciavi così, chissà quante risate avrai suscitato negli altri.
Di vedere due persone in giro con un cane, ma non capisci che ci fanno lì, circondati solo dalla campagna e distanti dai paesi intorno: che giro avranno fatto, da dove vengono, avranno percorso tanta strada?
Di cogliere, in un fosso che corre sotto la strada, un’anatra che nuota nella poca acqua.
Di osservare il volo di un solitario uccello nel cielo azzurro.
Di riempirti il cuore della visione di due alberi in controluce solitari al limite di un campo.
Ti viene un’altra idea. In fondo all’orizzonte, scostata dal paese che tra poco raggiungerai, c’è il santuario della Madonna della Costa, che i ciclisti del lodigiano hanno eletto a loro protettrice.
Pensi che è una buona idea quella di affidarti a lei per il 2012 che percorrerai sulle due ruote e che le affiderai tua moglie e l’erede che sta per arrivare nel mondo.
Ormai la strada scorre veloce, superata la crisi andare in bicicletta riempie gli occhi e il cuore. Arrivi alla macchina, quasi ti dispiace di doverti fermare.
Hai pedalato un’oretta, non molto, ma per oggi può bastare.
Del resto è solo la prima uscita dell’anno e hai già risolto due problemi.

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