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	<title>Il Ciclosofo</title>
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	<description>Solo chi ha visto il mondo dal sellino può capire</description>
	<pubDate>Tue, 05 Aug 2008 09:42:02 +0000</pubDate>
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		<title>Della bici, degli amici e dei viaggi</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Aug 2008 09:42:02 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La bici è contagiosa. L&#8217;inatteso successo parigino di Vélib&#8217; (il programma pubblico di noleggio biciclette) è il primo esempio lampante che mi viene in mente.
Credo di avere un altro esempio da portare a sostegno della mia tesi, ma riguarda la mia vita privata: avrò bisogno di qualche riga per spiegarlo, con alcune divagazioni.
Da qualche tempo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>La bici è contagiosa. L&#8217;inatteso successo parigino di <a title="vai al sito di Vélib' [in francese]" href="http://www.velib.paris.fr/">Vélib&#8217;</a> (il programma pubblico di noleggio biciclette) è il primo esempio lampante che mi viene in mente.<br />
Credo di avere un altro esempio da portare a sostegno della mia tesi, ma riguarda la mia vita privata: avrò bisogno di qualche riga per spiegarlo, con alcune divagazioni.</p>
<p><span id="more-37"></span>Da qualche tempo coltivavo il sogno di partire dalla città in cui vivo (Lodi) alla volta di Roma, percorrendo in bici circa 600 chilometri sul tracciato della <a title="leggi la voce su Wikipedia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Via_Francigena">via Francigena</a>, il percorso che fin dal Medioevo veniva battuto dai pellegrini che dal Nord Europa andavano a Roma lungo la via descritta da Sigerico, arcivescovo di Canterbury, durante il suo viaggio di ritorno.</p>
<p>Ne parlai al mio fido compagno di pedalate, il buon <a href="http://ciclosofo.wordpress.com/author/ghizzo/">ghizzo</a> che scrive su questo blog con me, il quale accolse immediatamente l&#8217;idea.</p>
<p>Per varie ragioni, però, negli scorsi anni non siamo riusciti mai ad organizzare il viaggio. Il ghizzo, intanto, illustrava l&#8217;idea ad un nostro amico comune: e così un&#8217;altra persona venne immediatamente &#8220;contagiata&#8221;, convalidando la mia tesi iniziale.</p>
<p>Se sono qui a scrivere queste righe non è però solo per la tesi iniziale: mio malgrado, loro due sono partiti proprio ieri, senza aspettarmi.</p>
<p>Sebbene da una parte io sia contento di vedere realizzata la mia idea, allargata ad altre persone, dall&#8217;altra parte sono ovviamente rammaricato per non essere riuscito a farli desistere dall&#8217;idea di rimandare ad un&#8217;altra data il viaggio, così che potessi aggregarmi. Quest&#8217;estate, infatti, non sarei stato in grado di seguirli: ho pochi giorni di ferie a disposizione e li ho destinati tutti (più che volentieri) a mia moglie e al mio piccolo bimbo di quattro mesi.</p>
<p>La gioia di sapere di due moderni pellegrini in bici, quindi, fa a pugni con il dispiacere di non partecipare al viaggio.<br />
Forse, sotto sotto, sono rammaricato perché mi sono sentito in qualche modo escluso e poco considerato: forse mi aspettavo che, conoscendo la voglia e il desiderio che coltivavo, anche loro preferissero aspettare quando fossi stato libero per pedalare con loro. O forse è l&#8217;invidia di non poter vivere per primi l&#8217;esperienza che tanto desideravo di vivere. Molto probabilmente in loro è prevalso il desiderio di inforcare la bici e partire al più presto, con o senza di me: e di questo devo essere contento.</p>
<p>Vorrà dire che andrò a Roma da solo.</p>
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		<title>Bimbimbici 2008</title>
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		<pubDate>Fri, 09 May 2008 08:11:06 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Domenica 11 maggio si terrà uno degli appuntamenti più importanti in Italia fra quelli dedicati alla mobilità sostenibile e ciclopedonalità: Bimbimbici 2008,  manifestazione nazionale in bicicletta rivolta ai bimbi dai tre agli undici anni, organizzata dalla FIAB - Federazione Italiana Amici della Bicicletta.
L&#8217;evento, giunto alla sua nona edizione, si pone l’obiettivo primario di sensibilizzare le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Domenica 11 maggio si terrà uno degli appuntamenti più importanti in Italia fra quelli dedicati alla mobilità sostenibile e ciclopedonalità: <a title="vai al sito di Bimbimbici" href="http://www.bimbimbici.it/">Bimbimbici</a> 2008,  manifestazione nazionale in bicicletta rivolta ai bimbi dai tre agli undici anni, organizzata dalla <a title="vai al sito della FIAB" href="http://www.fiab-onlus.it/">FIAB</a> - Federazione Italiana Amici della Bicicletta.</p>
<p>L&#8217;evento, giunto alla sua nona edizione, si pone l’obiettivo primario di sensibilizzare le istituzioni pubbliche per realizzare nuovi percorsi ciclabili, aumentare la percentuale di cittadini che utilizza la bicicletta per i tragitti verso i luoghi di lavoro e le scuole e puntare alla diminuzione del 20% dell&#8217;emissione di anidride carbonica ( CO<sub>2</sub>).</p>
<p>Le stime parlano di oltre 50.000 bambini e altrettanti adulti accompagnatori che pedaleranno tra le vie delle 240 città (erano 32 alla prima edizione) che hanno aderito all’iniziativa.</p>
<p>Buona pedalata a tutti!</p>
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		<title>In bici dall&#8217;infanzia all&#8217;età adulta</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Apr 2008 15:20:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ieri sera, mentre cullavo il mio bimbo di poche settimane per accompagnarlo nel mondo dei sogni, sono riemersi pian piano, quasi che non volessero svegliare il pargolo, alcuni ricordi della mia infanzia. Tra i più nitidi riaffioravano alcuni momenti legati al mio rapporto ormai trentennale con le biciclette: è per questo motivo che ho deciso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Ieri sera, mentre cullavo il mio bimbo di poche settimane per accompagnarlo nel mondo dei sogni, sono riemersi pian piano, quasi che non volessero svegliare il pargolo, alcuni ricordi della mia infanzia. Tra i più nitidi riaffioravano alcuni momenti legati al mio rapporto ormai trentennale con le biciclette: è per questo motivo che ho deciso di riportarli su questo blog.<br /> <span id="more-30"></span>Se chiudo gli occhi, vedo ancora la mia prima bici, quella con cui ho prima imparato a pedalare e poi ad andare senza l&#8217;ausilio delle rotelle. Era appartenuta ad altri miei cugini prima di arrivare nel garage di casa nostra e - chissà, forse proprio per questo - ci ero molto affezionato. <br /> Era verde, un verde rassicurante; aveva una lunga sella a righe bianche e verdi e sul campanello era raffigurato, un po&#8217; sgualcito, un orso giocoliere. Ricordo i copertoni chiari, spesso sgonfi; divennero talmente lisi che un giorno la camera d&#8217;aria della ruota posteriore esplose, aprendosi un varco nella copertura non più capace di contenerla: fu la prima foratura della mia vita. La fortuna volle che nel cortile in cui giocavamo noi bambini fosse sempre presente un signore che usava il suo garage come laboratorio per i suoi hobby: amava i bambini e ci coccolava tutti, stupendoci con le sue invenzioni frutto di una geniale manualità.<br /> Con la bici da riparare, mi avvicinai dunque al box in cui il signor M. stava lavorando, per chiedergli se fosse in grado di ripararmi la bicicletta. Egli si volse e, sorridendomi, prese tutto il necessario dalla cassetta degli attrezzi. In pochi minuti la bici, sotto il mio sguardo estasiato, era già riparata. Se fossi stato adulto e fossi andato in un negozio, avrei dovuto pagare la riparazione della camera d&#8217;aria e del copertone. Ma ero un bambino: oltre la riparazione gratuita, guadagnai pure una carezza sulla testa e l&#8217;invito a tornare a vedere il signor M. all&#8217;opera.<br /> Non ricordo invece molto bene come andò il giorno in cui vennero tolte le rotelle alla bici verde: sarà stata forse l&#8217;emozione troppo grande, la paura, l&#8217;eccitazione o chissà cosa, ma non ricordo se fu mio padre, mia madre o se furono entrambi ad assistermi in un momento così importante. A memoria della giornata è rimasta però una foto di me da solo, a cavalcioni della bici, con entrambi i piedi piantati per terra e lo sguardo felice e fiero di chi è consapevole di aver salito un altro gradino verso l&#8217;età adulta.</p>
<p>Quando ormai le ginocchia toccavano il manubrio e la sella era stata alzata fino all&#8217;inverosimile, fu il momento di acquistare una bici &#8220;da grandi&#8221;. Altri bambini, nel cortile, mi avevano già preceduto in questa tappa dello sviluppo e inforcavano delle fiammanti e coloratissime bici BMX di grido, come si conveniva allora, nei primi anni &#8216;80.<br /> Uscimmo a piedi, mio padre, mio fratellino ed io, per andare dal ciclista vicino a casa, che esponeva le sue biciclette una di fianco all&#8217;altra, in ordine decrescente per grandezza. Fu facile, quindi, avvicinarmi subito alla zona in cui erano parcheggiate biciclette adatte alle mie gambette. Mi innamorai quasi all&#8217;istante di una bici da cross Saltafoss: aveva il telaio blu metallizzato, un colore che non avevo mai visto su una bicicletta, l&#8217;ammortizzatore rosso, la sella nera imbottita e sul manubrio svettava un numero &#8220;1&#8243; nero su campo giallo. Con mio stupore e altrettanta gioia, mio padre acconsentì subito e, mentre si accordava con il ciclista per il pagamento, io ero già in sella sulla bici.<br /> Ma non fui l&#8217;unico a tornare a casa pedalando: mio fratello, poco più di due anni di età, vedendomi salire sulla bici, volle imitarmi: salì su un triciclo giallo che reputò andargli a genio. Non ci fu verso di farlo scendere e convincerlo di tornare a casa a piedi: si tornò a casa entrambi pedalando soddisfatti.</p>
<p>La bici blu mi accompagnò per tante estati e tanti chilometri percorsi avanti e indietro, in cortile e nelle strade attorno a casa, non ancora invase dal traffico che oggi impedisce ai bambini di circolare da soli.<br />
Con la fantasia di bambino, la bici un giorno si trasformava in una moto della polizia e il giorno seguente nella moto del ladro che fuggiva per non farsi raggiungere, con il cartoncino tra i raggi per imitare il rombo del motore; un giorno era la bici da corsa del ciclista vincente all&#8217;arrivo di una tappa del Giro d&#8217;Italia e un altro giorno ancora diveniva un&#8217;astronave spaziale.<br /> Non mancarono di certo i piccoli incidenti con gli altri bambini e le cadute, alcune delle quali lasciarono delle brave cicatrici sulle ginocchia, così da ricordarmi ogni giorno e non dimenticare mai che fui bambino anch&#8217;io: caddi, provai dolore, ma ogni volta mi rialzai. Un buon esercizio per prepararsi ad affrontare la vita adulta.</p>
<p>Capitò poi un giorno di essere a pranzo da amici di famiglia. Uno dei figli correva in una squadra ciclistica; il padre gli aveva regalato da pochi giorni una bici nuova per la promozione a scuola. Andammo a vederla in cantina, dove c&#8217;era parcheggiata anche la vecchia bici da corsa, di taglia più piccola. Il padre del ragazzino mi chiese di provarla: abituato alle ruote artigliate e alla posizione eretta della bici da cross, mi sentivo un po&#8217; a disagio così, curvo su quel telaio e con quei tubolari dalla sezione così piccola. Non ricordo bene come mai, ma il giorno seguente quella bici da corsa entrò nel mio garage: ero diventato fiero possessore di una bici da corsa Bianchi, color celeste, con tanto di manettino sul tubo obliquo per azionare i cambi e i pedali a gabbietta.<br />
Guadagnai sul campo i gradi di bambino più veloce del cortile: la bici si prestava a sbaragliare tutti quanti, ma più ancora le gambe erano spinte dall&#8217;orgoglio, dalla convinzione e dalla voglia di dimostrare che nessuno poteva battere una Bianchi da corsa.</p>
<p>Quando, nei primi anni &#8216;90, esplose la moda della mountain bike (allora italianizzata come <em>rampichino</em>), ebbi il piacere di pedalare in sella ad una splendida bici rosso fluorescente. Erano gli anni dell&#8217;adolescenza: come segno di ribellione e per la voglia di rimarcare una certa forza maschia, la bici perse nel giro di poco tempo i portapacchi, i fanali catarifrangenti e persino i parafanghi. Nuda, essenziale, come si addiceva, secondo il sentire dell&#8217;epoca, ai &#8220;grandi&#8221;.</p>
<p>Arrivarono gli anni in cui gli amici iniziavano a girare in motorino; il desiderio di possederne uno era troppo tanto, la voglia di sentirmi parte del gruppo forse di più, ma non ebbi mai la soddisfazione di averne uno, per il rifiuto categorico ed irremovibile dei miei genitori.<br /> La bici, tutto d&#8217;un tratto, divenne il simbolo del conflitto generazionale: fu normale - lo posso dire oggi, a posteriori - disinnamorarmi e identificarla come un mezzo inadeguato, la zavorra che mi teneva ancorato all&#8217;infanzia e - nella testa di adolescente - finanche perdente, di fronte all&#8217;esuberanza, alla velocità e al rumore dei mezzi motorizzati.</p>
<p>Tuttavia l&#8217;amarezza fu grande il giorno d&#8217;autunno in cui dovetti affrontare, per la prima volta in vita mia, il problema dei furti delle biciclette. Tornai a casa a piedi, senza la bici rossa fluorescente, sconsolato e un po&#8217; arrabbiato, convinto che se avessi avuto un ciclomotore non sarei stato vittima dello stesso torto. Speravo nella consolazione dei genitori, che invece mi rimbrottarono, convinti che non avessi prestato sufficiente attenzione nella cura della bici. Insomma: oltre il danno, la beffa.</p>
<p>Passai qualche settimana a piedi, complice l&#8217;avvicinarsi della brutta stagione. Dentro di me, ovviamente speravo che l&#8217;occasione fosse propizia per l&#8217;investimento in un ciclomotore. Invece arrivò un&#8217;altra bici, una mountain bike bianca che mi ha poi accompagnato verso la maturità, sulla quale ho portato amici e amiche (tanti amici e poche amiche, a dire il vero&#8230;) e che inforcai praticamente ogni giorno per tutti gli anni delle scuole superiori fino al conseguimento della patente, fiera compagna di serate con gli amici e soprattutto di tante corse affannate per non arrivare a scuola in ritardo, con lo zaino pesante sulle spalle, col caldo e col freddo, nelle assolate giornate estive e sotto la pioggia autunnale.</p>
<p>Furono quegli anni, probabilmente, che incisero così tanto nel farmi ritrovare l&#8217;amore per la bici. Un po&#8217; perché ormai ero identificato da tutti come &#8220;quello in bici&#8221; e ciò assecondava il bisogno di distinguersi dalla massa; un po&#8217; per il senso d&#8217;anarchia che l&#8217;andare in bici concedeva o reputavo concedesse: sottopassi e sovrappassi pedonali, rischiosi contromano in strade a senso unico, percorsi sui marciapiedi, guida senza mani e altre bravate giovanili; per fortuna mia, sempre senza danni.</p>
<p>Credo sia palese, dopo aver condiviso questi ricordi, comprendere come mai, quando mi laureai, non chiesi, come altri compagni di studi, di poter andare in viaggio all&#8217;estero. Domandai che mi regalassero una bicicletta: i viaggi ce li avrei messi io, con le mie gambe.</p>
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		<title>Go Slow - quando il viaggio si fa lento</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Apr 2008 13:08:41 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Oggi segnaliamo un evento dedicato alla mobilità dolce, Go Slow - Quando il viaggio si fa lento, che si terrà dal 25 al 27 aprile a Forte Marghera (Mestre - Venezia) nell&#8217;ambito della quarta edizione di Nature, la fiera del naturale e del benessere.
Come si può leggere sul sito, Go Slow offre &#8220;tre giorni dedicati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Oggi segnaliamo un evento dedicato alla mobilità dolce, <a title="vai al sito dell'evento Go Slow" href="http://www.goslowfiera.it/">Go Slow - Quando il viaggio si fa lento</a>, che si terrà dal 25 al 27 aprile a Forte Marghera (Mestre - Venezia) nell&#8217;ambito della quarta edizione di <a title="vai al sito di Nature" href="http://www.veneziafiere.it/veneziafiere/italiano/2008/nature/">Nature</a>, la fiera del naturale e del benessere.</p>
<p>Come si può leggere sul sito, Go Slow offre &#8220;<em>tre giorni dedicati alle prospettive della mobilità          dolce fra iniziative collaterali, incontri letterari , idee e progetti          per i nuovi turismi intorno al tema del viaggio lento inteso come pratica          culturale e valorizzazione dei luoghi, alla ricerca di un rapporto equilibrato          tra attività turistica e risorse locali, per rendere il viaggio          uno strumento accessibile a tutti e affrontato sotto l’aspetto culturale,          antropologico ed ecologico</em>.&#8221;</p>
<p>Tra le tante tematiche trattate a Go Slow, gli amanti delle due ruote (ma non solo) avranno l&#8217;opportunità di informarsi e documentarsi su cicloturismo, turismo accessibile, uffici biciclette dei comuni italiani, aziende del settore (produttori di biciclette, abbigliamento e attrezzature da viaggio) e tanto altro ancora: per rendersene conto, basta uno sguardo al <a title="scarica il documento (PDF)" href="http://www.goslowfiera.it/pieghevole2008.pdf">pieghevole</a> scaricabile dal sito.</p>
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		<title>2008 Anno della bici a Ferrara</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Apr 2008 07:44:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ciclosofo</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[A noi pare un fatto normale muoversi in città con la bici, ma la presenza di tanti ciclisti è uno dei motivi per cui Ferrara è conosciuta in Italia e in Europa. Dedicare un anno particolare alla bicicletta (la sua storia, l’uso sportivo, l’uso quotidiano, l’uso per lavoro, l’innovazione) significa parlare della nostra identità. Costruire [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><blockquote><p>A noi pare un fatto normale muoversi in città con la bici, ma la presenza di tanti ciclisti è uno dei motivi per cui Ferrara è conosciuta in Italia e in Europa. Dedicare un anno particolare alla bicicletta (la sua storia, l’uso sportivo, l’uso quotidiano, l’uso per lavoro, l’innovazione) significa parlare della nostra identità. Costruire punti in cui si possono noleggiare (anche gratis) biciclette, definire percorsi ciclabili per visitare Ferrara, significa promuovere un’immagine turistica della città che non teme confronti in Italia. Credo sia opportuno affidare il compito di definire un programma di iniziative per un “2008 anno della bici” a Ferrara Tua e all’Ufficio Biciclette del Comune. Come abbiamo fatto per gli altri “anni speciali” inviteremo le varie associazioni ciclistiche ferraresi a partecipare e arricchire il programma di attività con loro idee e loro proprie iniziative.</p></blockquote>
<p><em> Gaetano Sateriale (Sindaco del Comune di Ferrara)</em></p>
<p>Apprendo da <a title="leggi il blog I like bike" href="http://www.ilikebike.org/">I like bike</a> che il Comune di Ferrara ha dichiarato il 2008 come l&#8217;<strong>anno della bici</strong>: non potevamo di certo trascurare su questo blog una così bella iniziativa per la promozione della mobilità a pedali.</p>
<p>Come si legge nelle prime righe del documento &#8220;<a title="scarica il documento (pdf)" href="http://servizi.comune.fe.it/attach/superuser/docs/la_citta_delle_bici_ita.pdf">La città delle biciclette</a>&#8221; disponibile sul sito del <a title="vai al sito del Comune di Ferrara" href="http://www.comune.fe.it/">Comune</a>, &#8220;Ferrara è la città italiana delle biciclette dove l’utilizzo di questo mezzo tra i cittadini è tra i più alti in Europa: nel 1991 la percentuale di utilizzo era del 30,7% contro il 30% di Copenhagen o il 27,8% dell’Olanda. Nel 2000 un’indagine realizzata da DataBank su un campione rappresentativo ha ribadito che il 30,9% dei ferraresi utilizza la bicicletta.&#8221;</p>
<p>Una manifestazione di questa portata non poteva quindi che partire da Ferrara, città aderente alla rete delle città per ciclisti europea <a title="vai al sito della rete Cities for Cyclists" href="http://www.cities-for-cyclists.org/">Cities for Cyclists</a> e che può vantare un <a title="scopri i servizi e le iniziative dell'Ufficio Biciclette di Ferrara" href="www.comune.fe.it/biciclette">Ufficio Biciclette</a> e una lunga striscia di <a title="guarda tutte le iniziative a favore della bicicletta a Ferrara" href="http://servizi.comune.fe.it/index.phtml?id=987">iniziative realizzate</a> lungo un arco di tempo più che decennale.</p>
<p>Agli amministratori locali di tutte le nostre città dovremmo consigliare di prendere spunto da Ferrara, partendo magari dal materiale disponibile: oltre a quanto già citato poco sopra, sarebbe buona cosa far circolare il più possibile il documento  <a title="Per una città amica delle biciclette" href="http://servizi.comune.fe.it/attach/superuser/docs/perunacittamicadellebiciclette.pdf">Per una città amica delle biciclette</a>.</p>
<p>A dimostrazione che concepire un altro tipo di mobilità in città è possibile, ma bisogna volerlo.</p>
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		<title>La bicicletta e il silenzio</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Apr 2008 16:44:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ciclosofo</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Pochi giorni fa, stavo percorrendo una via poco trafficata in città. Mentre procedevo, cadenzando i colpi sui pedali per godere a pieni polmoni dell&#8217;aria fresca di primavera, ho rischiato la collisione con un pedone: camminava lungo il mio stesso senso di marcia e, senza guardare dietro di sé, all&#8217;improvviso è sceso dal marciapiede per attraversare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Pochi giorni fa, stavo percorrendo una via poco trafficata in città. Mentre procedevo, cadenzando i colpi sui pedali per godere a pieni polmoni dell&#8217;aria fresca di primavera, ho rischiato la collisione con un pedone: camminava lungo il mio stesso senso di marcia e, senza guardare dietro di sé, all&#8217;improvviso è sceso dal marciapiede per attraversare la strada. Un tocco al freno, un rintocco di campanello e una sterzata brusca hanno evitato l&#8217;urto.<br />
Ho letto subito negli occhi di questo signore l&#8217;imbarazzo e la sensazione di aver scampato un pericolo; con un cenno della testa e un sorriso ci siamo salutati e ognuno ha continuato lungo la propria strada, come se nulla fosse accaduto.</p>
<p><span id="more-27"></span>Ripensando a questo episodio, però, non ho potuto fare a meno di considerare che molto probabilmente il signore è sceso in strada, senza guardare, perché nessun rumore stava preannunciando il mio arrivo.<br />
Devo ammettere che sono abbastanza meticoloso - quasi maniacale - nella cura delle mie biciclette: ci tengo che la catena sia sempre oliata, i freni in perfetta efficienza e nessun cigolio si deve sentire quando pedalo. Non è questo il punto, però. Il fatto è che se fossi arrivato in sella ad una rombante moto o alla guida di un&#8217;automobile, quasi certamente il signore si sarebbe voltato per aspettare il mio passaggio, prima di attraversare (mi auguro che nessuno, lette queste poche righe, arrivi a sostenere che la bicicletta, per la sua silenziosità, è pericolosa per l&#8217;incolumità delle persone).</p>
<p>La prima conclusione a cui sono giunto - sono sicuro di non essere il primo - è che siamo, tutti noi, tanto abituati al rumore dei motori da non concepire la possibilità che le strade possano essere occupate e percorse da veicoli non rumorosi: il pedone non sentiva alcun rumore, quindi presupponeva che nessuno stesse arrivando dietro di lui. E questo è un vero peccato, a ben pensarci, perché significa che diamo per assodato che non ci sia alternativa al rumore che proviene dalle strade: siamo assuefatti alle strade rumorose.</p>
<p>Il mio pensiero successivo, però, è che non è solo una questione di motori rumorosi: quando le strade erano percorse da carrozze a trazione animale, i rumori non mancavano di certo, sebbene senza raggiungere i fastidiosi decibel dei nostri giorni.<br />
Il fatto è che ho come la sensazione che la silenziosità della bicicletta nel suo procedere venga interpretata come come una sorta di assenza totale dalla strada: non fa rumore, quindi non c&#8217;è o è un fantasma.</p>
<p>Non sarà che è a causa di questo pregio (non posso definire in altro modo la possibilità di non disturbare nessuno quando si pedala) che la bicicletta non viene quasi mai considerata come mezzo di locomozione e viene relegata ai margini o in piste ciclabili non sempre ciclabili? Sono forse le automobili con la loro rumorosa prepotenza a costringere le biciclette ai margini delle strade?</p>
<p>Quasi quasi provo ad attaccare alla forcella anteriore un cartoncino, come si faceva da bambini per provare la sensazione di guidare una moto da corsa. Si sa mai che la conquista delle strade da parte dei ciclisti passi attraverso le invenzioni dei bambini.</p>
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		<title>Il giro di Pasquetta</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Apr 2008 14:05:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ghizzo</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ciclogiri]]></category>

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		<description><![CDATA[Per me è ormai diventata una tradizione. Essendomi accorto che durante le festività pasquali il traffico è notevolmente ridotto, se non nelle ore di punta, mi concedo i migliori e più lunghi giri in bicicletta proprio in quelle giornate. Come ben sapete, infatti, il rapporto tra biciclette e automobili non è mai stato dei migliori: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">Per me è ormai diventata una tradizione. Essendomi accorto che durante le festività pasquali il traffico è notevolmente ridotto, se non nelle ore di punta, mi concedo i migliori e più lunghi giri in bicicletta proprio in quelle giornate. Come ben sapete, infatti, il rapporto tra biciclette e automobili non è mai stato dei migliori: nonostante le piste ciclabili siano diventate una bella abitudine (in particolar modo nella zona dove abito io, in cui un rapporto della Provincia affermava che sono più i km di piste ciclabili che quelli stradali), la convivenza tra questi due mezzi non è facile e purtroppo, a rimetterci, è sempre il velocipede, anziché il veicolo a quattro ruote. In quei giorni di festa invece le strade sono più che accessibili. Certamente è sempre meglio percorrere le vie secondarie, a scanso di equivoci, inoltre ci vuole una certa predisposizione al sacrificio, seguendo fedelmente il motto “Natale con i tuoi e Pasqua con chi vuoi”, rinunciando magari a dei succulenti pranzi in famiglia per ritagliarsi un po’ di tempo sulle due ruote, magari con il pranzo al sacco, per dilatare il più possibile nel tempo il senso di benessere che le passeggiate pedalate regala.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;"> </span><span id="more-26"></span><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">Anche quest’anno non mi sono voluto far mancare il mio giro pasquale e ancora una volta la mia méta è stata il Po ed il suo argine, che costeggiano la parte meridionale della mia provincia.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">Il grande fiume mi ha sempre affascinato. Sarà perché fin dai tempi delle elementari ci è sempre stato indicato come il padre di tutti i fiumi italiani, del quale si è sempre conosciuta la lunghezza e gli affluenti, sarà perché il Mondo Piccolo raccontato da Giovanni Guareschi mi ha sempre affascinato (e in quel mondo il Po è uno dei grandi protagonisti, alla stessa stregua degli impareggiabili don Camillo e Peppone), fatto sta che per me è sempre un piacere e mai una fatica percorrere quella strada e scorrere insieme al fiume.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">La destinazione era fissata, ora non restava che stabilire il giorno e l’orario di partenza. Visto che la Pasqua l’avrei passata da mio fratello, il giorno prescelto era il Lunedì dell’Angelo, da tutti meglio conosciuto come Pasquetta. Partenza presto, perché nonostante le buone intenzioni (giro lungo e pranzo al sacco), non ho resistito all’invito per pranzo da mia sorella… Il giro pensato e la buona volontà valevano il sacrificio di svegliarsi presto per intraprendere la pedalata. Sveglia dunque alle 7 e 30, discreta colazione e pronto alla partenza intorno alle 8 e 20. Appena alzato noto che c’è una strana luce. Se fosse inverno penserei che c’è nebbia… ma è il 24 marzo, non è possibile una cosa del genere. Alzo la tapparella…. E mi ritrovo in inverno! Una fitta nebbia copre la città, chissà come sarà in aperta campagna! Da un lato sono preoccupato: già le macchine non vedono i ciclisti quando le condizioni del tempo sono ottime, se mi azzardo a uscire con il nebbione rischio la vita. Ma l’ottimista che è in me ha la meglio: siamo in primavera, ormai, la foschia non può durare più di tanto. Nella prima mezz’ora resta solo il pensiero ottimista, come previsto non appena varcate le porte della città la nebbia è, se possibile, ancora più densa, i campi intorno alla pista ciclabile sono solo un metro, due al massimo, al fianco della strada, poi è tutto grigio. Superato però il secondo paese di questa mia pedalata Qualcuno decide di alzare il sipario e quello che vedo vale senza dubbio il prezzo del biglietto. La campagna, illuminata dal sole, mi allarga come sempre il cuore. Una serie di profumi assale le mie narici, una serie di immagini riempiono i miei occhi. Il profumo della terra e la visione dei campi pettinati dagli aratri; l’odore del concime e il volo di aironi e cicogne (ma siamo in Lombardia) sui campi. Non tutto però è sublime, in questo giro di primavera. I fossi, che in questo momento dell’anno non sono ancora pieni di acqua, portano sul loro fondo il segno dell’ignoranza dell’uomo, che quando ci si mette è davvero la bestia più terribile del creato. Copertoni e immondizia varia fanno bella mostra di sé sul fondo di quei corsi di acqua e mi ritrovo ancora una volta a chiedermi come si possano fare chilometri e chilometri per sbarazzarsi della spazzatura quando sarebbe molto più semplice portarla in una piazzola ecologica dell’Astem. Quesito che ancora una volta rimarrà senza risposta. Ma torniamo al giro, che è meglio!</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">La temperatura è piacevole e le gambe hanno voglia di girare sui pedali. In un’oretta circa arrivo al fiume e comincio a percorrere la strada dell’argine. È bello fare questa strada: da una parte il fiume, con i riflessi di sole tra i flussi, che scorre placido, dall’altra la campagna della Bassa e i paesi che sembrano quasi dormire in questa prima vera giornata di primavera. I chilometri aumentano e prima di farne troppi inseguendo il Po, a malincuore abbandono le sue sponde e mi predispongo per rientrare verso la mia città. Per quanto mi ricordo una trentina di chilometri circa, dopo averne percorsi oltre quaranta, mi separano dal rientro a casa e dall’allettante idea del pranzo a casa di mia sorella. Il più è certamente fatto, la strada che percorrerò la conosco a fondo per cui una volta passato il punto trafficato decido di rallentare per conservare un po’ di gamba e godermi fino in fondo il paesaggio intorno a me. Davanti a me vedo un altro ciclista che viaggia a una buona velocità ed è forte la tentazione di sfidarlo: si pedala perché fa piacere, perché è tutta salute (e fatica), ma in certi frangenti lo spirito di competizione salta fuori da chissà dove e ti fa dimenticare che stai praticando sport e non facendo agonismo! Questa volta resisto alla tentazione e non aumento l’andatura, rimandando la sfida a tempi migliori. Del resto per me è una delle prime uscite “serie”, non avrei la gamba per competere, inoltre il mio “avversario” possiede una bicicletta da corsa mentre io ho una mountain bike e lo scontro potrebbe essere impari (soprattutto per me!). Gli ultimi chilometri scorrono tranquilli. Alla fine ne avrò percorsi quasi ottanta in circa tre ore, posso ritenermi più che soddisfatto e, soprattutto, dopo una bella doccia, meritarmi il pranzo dalla sorellina!</span></p>
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		<title>In Italia ci sono troppe auto: proposta per il numero chiuso</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Mar 2008 11:34:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ciclosofo</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Chi ha detto queste parole (grassetti e corsivi miei), lanciando una proposta rivoluzionaria per risolvere il problema del traffico congestionato nelle città italiane e per tutelare i pedoni?
Proponiamo di modificare l&#8217;attraversamento pedonale dando anche da noi, come avviene in molti paesi europei, la precedenza a chi si accinge ad attraversare sulle strisce (e non solo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Chi ha detto queste parole (grassetti e corsivi miei), lanciando una proposta rivoluzionaria per risolvere il problema del traffico congestionato nelle città italiane e per tutelare i pedoni?</p>
<blockquote cite="http://www.repubblica.it/2008/03/motori/motori-marzo-2008/motori-intervista-gelpi/motori-intervista-gelpi.html"><p>Proponiamo di modificare l&#8217;attraversamento pedonale dando anche da noi, come avviene in molti paesi europei, la <b>precedenza a chi si accinge ad attraversare sulle strisce</b> (e non solo a chi sta già sulle &#8220;zebre&#8221;). Inoltre proponiamo anche di rivoluzionare gli attraversamenti stessi, con <b>sistemi che impediscano di parcheggiare le auto in prossimità delle strisce pedonali e altri che le rendano più visibili</b>. Ma il punto centrale è <b>trasformare le strisce in un vero segnale di stop</b>. Oggi le &#8220;zebre&#8221; sono una terra di nessuno: chi ci passa sopra per primo vince. <i>E il pedone è sempre l&#8217;anello debole del sistema, un sistema reso sempre più pericoloso dall&#8217;aumento del traffico, dovuto in larga misura alla <b>crescita incontrollata del parco circolante</b></i><br />
[...]<br />
&#8230; l&#8217;ideale sarebbe rafforzare la politica di rottamazione con una <b>progressiva strategia di riequilibrio del parco circolante</b>. Intendo un sistema che metta d&#8217;accordo l&#8217;industria automobilistica e tutti i vari livelli di governo per arrivare ad <b>avere ogni anno un numero identico di auto nuove immatricolate e di auto avviate alla rottamazione e all&#8217;esportazione.</b></p></blockquote>
<ol>
<li>Beppe Grillo, comico e blogger</li>
<li>Alessandro Bianchi, ministro dei trasporti</li>
<li>Enrico Gelpi, il presidente dell&#8217;ACI (Automobile Club d&#8217;Italia)</li>
</ol>
<p>La risposta in questa <a href="http://www.repubblica.it/2008/03/motori/motori-marzo-2008/motori-intervista-gelpi/motori-intervista-gelpi.html" title="Leggi l'intervista su Repubblica">intervista</a> rilasciata a Repubblica.</p>
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		<title>Voglio tornare bambino!</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Mar 2008 15:29:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ghizzo</dc:creator>
		
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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:11pt;">L’altro giorno, nel salone dell’ufficio dove lavoro, è entrato un cliente con suo figlio. Questo bambino, nonostante da quanto ho capito non abbia ancora raggiunto l’anno di età, era di una vivacità incredibile: avendo già imparato a camminare e lasciato libero di girare dal padre, che lo teneva comunque sott’occhio, ha percorso in lungo e in largo tutto l’ufficio, instancabile, e con l’unico divertimento di una macchinina rossa che faceva correre lungo il pavimento. Avrà lanciato almeno cento volte il piccolo veicolo e per cento volte ha osservato curioso e divertito, le evoluzioni che compiva. Volete sapere la verità? L’ho invidiato. Ho invidiato il suo essere felice con niente, quando più di una volta, non sapendo come passare un week-end o una serata io mi senta annoiato; ho invidiato la sua voglia di conoscere e la sua capacità di stupirsi, quando a me ormai tante cose sembrano ripetitive e scontate.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:11pt;">Ho pensato allora a quando io riesco a vivere momenti di assoluta spensieratezza, in cui mi accontento di quello che vedo e di quello che faccio, quei momenti in cui mi diverto veramente con poco e niente. E sono giunto alla conclusione che anch’io riesco a tornare bambino, almeno per un po’: ed è quando vado in bicicletta.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:11pt;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span id="more-22"></span><br />
<span style="font-size:11pt;">L’idea di questa riflessione, a dire la verità, me l’ha data un libro regalatomi da un amico, volume che naturalmente parlava di viaggi in bicicletta (per la precisione: “Amati giri ciclici” – Giancarlo Pauletto –Ediciclo Editore). Sulla copertina una vignetta di Altan. In essa la moglie chiede al marito, che ha la bicicletta alla mano ed è vestito da ciclista: “Dove vai?” e lui risponde: “A portare a spasso il bambino che è in me”. Fantastica. Altan è riuscito in due battute a descrivere quello che tante volte ho sentito dentro di me, quando sono in giro in bicicletta, e che non ho mai saputo ben spiegare. Perché per tornare bambini ci vuole un certo tipo di preparazione, occorre riconquistare alcune libertà che con il tempo abbiamo imparato a controllare:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:11pt;">1 – <b>perdere</b> il senso del tempo</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:11pt;">2 – avere voglia di <b>esplorare</b></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:11pt;">3 - non dare <b>niente per scontato</b> e lasciarsi <b>sorprendere</b></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:11pt;">4 – avere voglia di <b>fare fatica</b></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:11pt;">5 – possedere una buona dose di <b>incoscienza</b></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><b><span style="font-size:11pt;"> </span></b></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><b><span style="font-size:11pt;">1. perdere il senso del tempo</span></b><span style="font-size:11pt;"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:11pt;">È importante, quando si esce in bicicletta, conoscere il percorso per avere una stima approssimativa dei chilometri che si intendono fare. Di conseguenza, conoscendo le nostre capacità, si può stabilire approssimativamente la durata del giro. Ma una delle cose più belle dell’andare su due ruote, per lo meno se lo si fa per puro divertimento, senza grandi vincoli, ha avere l’opportunità di cambiare percorso, di fermarsi ad ammirare un paesaggio o una costruzione, di abbeverarsi a una provvidenziale fontanella trovata lungo il percorso. Insomma: non siamo in automobile! Per cui abbiamo la fortuna e il privilegio di poter rallentare senza che qualcuno che ci segue suoni immediatamente il clacson (uno degli innumerevoli vantaggi della bicicletta è che non occupa tutta la carreggiata di una strada) e gustarci un panorama pienamente. Il giro durerà più del previsto, magari, ma sicuramente ci consentirà di tornare a casa più felici e appagati di quando siamo partiti. Come un bambino, che gioca per ore e ore.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:11pt;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><b><span style="font-size:11pt;">2. avere voglia di esplorare</span></b></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:11pt;">Il veicolo a due ruote consente di andare, spesso, in posti che con le automobili non sono raggiungibili. Per fare un esempio: io vivo in pianura e la mia città è circondata dai campi ed è attraversata da un fiume. Negli ultimi anni, anche grazie a un buon lavoro svolto dalla amministrazione provinciale e comunale, sono aumentate le piste ciclabili e molte aree a ridosso del fiume e dei canali navigabili sono state sistemate per permettere una forma di turismo locale, per scoprire e approfondire le bellezze della nostra terra. Grazie alla bicicletta quindi ho potuto perlustrare in lungo e in largo molte zone della mia terra che sapevo che esistevano, certo, ma che non avevo mai avuto modo di vedere con i miei occhi. Del resto chi ha detto che per vedere qualcosa di bello occorrano fare centinaia e centinaia di chilometri? Spesso anche di fianco a noi esistono delle belle realtà da visitare, magari nei posti dove meno ce lo aspettiamo. Con il turismo a misura d’uomo che permette la bicicletta ho potuto esplorare delle aree che pensavo di conoscere, ma che solo raggiungendo con le due ruote ho veramente scoperto. Come un bambino, che percorre un ambiente nuovo e curiosa in tutti gli angoli.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:11pt;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><b><span style="font-size:11pt;">3. non dare niente per scontato e lasciarsi sorprendere</span></b></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:11pt;">Esplorare il mondo su due ruote può portare a delle nuove scoperte, ma anche percorrere le strade che facciamo tutti i giorni permette di scoprire cose nuove. Innanzitutto il punto di vista di chi è sul sellino è più in alto di chi è seduto su un automobile: solo per questo si possono vedere delle cose diverse. Inoltre, una volta liberati dalla schiavitù dell’abitacolo della macchina, i nostri sensi (come ha ben spiegato il <i>ciclosofo</i> in un suo intervento) sono come liberati e ci possono permettere di cogliere sensazioni nuove nell’andare in giro, anche solo per la città: rumori, suoni, odori giungono improvvisi e ci possono lasciare positivamente sconvolti, se siamo capaci di lasciarci andare. Come un bambino, che riesce a cogliere ancora la bellezza dell’evoluzione di una macchinina lanciata, la magia di quelle capriole.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:11pt;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><b><span style="font-size:11pt;">4. avere voglia di fare fatica</span></b></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:11pt;">Fare attività fisica è un bel modo per stare attenti alla linea, per sentirsi giovani, per impiegare il proprio tempo libero. Ha però una grande contro indicazione (questo vale per lo meno per le persone particolarmente pigre): occorre fare fatica. A volte può spaventare questa parola, ma nella maggior parte dei casi il rapporto tra fare fatica e ottenere risultati e divertirsi e direttamente proporzionale. L’esempio per eccellenza è quando si va a fare una passeggiata in montagna: arrivare al rifugio oppure al punto che ci si è prefissi di raggiungere prevede una buona dose di impegno, ma una volta arrivati la stanchezza scompare, per lasciare spazio alla soddisfazione di avere raggiunto l’obbiettivo. Per la bicicletta il discorso è uguale: maggiore è l’impegno che ci si mette, maggiori sono i chilometri che si percorrono, le salite che si riesce a superare. Come un bambino che gioca per ore e ore, instancabile, e che si ferma solo perché un genitore lo chiama per il pranzo o la cena.<b></b></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><b><span style="font-size:11pt;"> </span></b></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><b><span style="font-size:11pt;">5. possedere una buona dose di incoscienza</span></b></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:11pt;">Questo è un argomento delicato da affrontare, perché non vorrei mi si fraintendesse. Essere incoscienti, in questo caso, non significa sfidare le macchine per le vie della città, percorrere i sensi unici contromano, fare manovre azzardate senza tenere conto del traffico cittadino; ma saper sfidare i propri limiti, non avere paura di osare a fare qualcosa che all’inizio ci sembra impossibile. Aumentare i chilometri di strada percorsa, affrontare una salita che ci è stata presentata come impossibile, percorre una discesa senza toccare troppo i freni per vivere l’ebbrezza della velocità. L’incoscienza per me sono quei piccoli passi che ci permettono di affrontare i nostri limiti e di spostarli ogni volta più in là. Come un bambino, che prima di imparare a camminare deve cadere tante volte, ma che poi non cadrà più.</span></p>
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		<title>La primavera e la bicicletta</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Mar 2008 14:22:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ciclosofo</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[La primavera è alle porte e chi va in bici si sarà già accorto delle temperature più miti di questi ultimi giorni, del tepore del sole che scalda, dei canti degli uccelli, dell&#8217;esplosione dei profumi dei fiori e delle piante.  Insomma: lasciato alle spalle l&#8217;inverno, andare in bici vuol dire godersi momenti di pace [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>La primavera è alle porte e chi va in bici si sarà già accorto delle temperature più miti di questi ultimi giorni, del tepore del sole che scalda, dei canti degli uccelli, dell&#8217;esplosione dei profumi dei fiori e delle piante.  Insomma: lasciato alle spalle l&#8217;inverno, andare in bici vuol dire godersi momenti di pace e di armonia con la natura.</p>
<p>Piuttosto che stare qui troppo a scrivere nero su bianco le <i>mie</i> sensazioni (l&#8217;ho già fatto, l&#8217;ha fatto anche il buon ghizzo che scrive con me su questo blog, lo rifaremo in futuro), invito tutti coloro che hanno rinunciato all&#8217;uso della bici in inverno - un vero peccato - a farsi una bella pedalata di inizio stagione, con l&#8217;augurio di una lunga stagione di felici pedalate.</p>
<p>A questo proposito, segnalo due iniziative.</p>
<p>Domenica <b>16 marzo</b>, a <b>Milano</b>,  si svolgerà la 22<sup>a</sup> edizione di <b>Bicinfesta di primavera</b>, tradizionale appuntamento di <a href="http://www.ciclobby.it/" title="vai al sito di Ciclobby">Fiab Ciclobby</a> con i ciclisti milanesi e non. Riporto dalla <a href="http://www.ciclobby.it/ciclobby/index.php?section=110" title="leggi i dettagli dell'iniziativa ">pagina dedicata</a> sul sito di Ciclobby, a cui rimando per tutti i dettagli:</p>
<blockquote cite="http://www.ciclobby.it/ciclobby/index.php?section=110"><p>viene organizzato questo evento per dare visibilità alle due ruote e per chiedere una politica moderna del traffico, che tenga conto del positivo contributo che la bicicletta può e deve dare oggi alla vivibilità delle nostre città</p></blockquote>
<p>Lunedì <b>24 marzo</b>, il giorno di Pasquetta, <a href="http://www.trenitalia.com/" title="vai al sito di Trenitalia">Trenitalia</a> e <a href="http://www.fiab-onlus.it/" title="vai al sito della FIAB Onlus"><acronym title="Federazione Italiana Amici della Bicicletta">FIAB</acronym> Onlus</a> organizzano la <b>Giornata Nazionale Bicintreno</b>: le biciclette viaggeranno gratis in treno per tutta la giornata sui treni Suburbani e Regionali abilitati. In tutta Italia verranno organizzate delle gite da parte di associazioni aderenti alla FIAB: consiglio di tenere d&#8217;occhio l&#8217;elenco delle <a href="http://www.fiab-onlus.it/treno/gite.php" title="leggi il programma delle gite sul sito della FIAB">gite già in programma</a>.</p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/ciclosofo.wordpress.com/19/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/ciclosofo.wordpress.com/19/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ciclosofo.wordpress.com/19/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ciclosofo.wordpress.com/19/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ciclosofo.wordpress.com/19/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ciclosofo.wordpress.com/19/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ciclosofo.wordpress.com/19/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ciclosofo.wordpress.com/19/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ciclosofo.wordpress.com/19/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ciclosofo.wordpress.com/19/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ciclosofo.wordpress.com/19/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ciclosofo.wordpress.com/19/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ciclosofo.wordpress.com&blog=1979933&post=19&subd=ciclosofo&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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